CREME, CREMINE, CREMETTE e SOPRATTUTTO “CREMACCE”

Sorgente: CREME, CREMINE, CREMETTE e SOPRATTUTTO “CREMACCE”

UN ADDIO (world poetry day)

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Sguardo imbrigliato
in un ricordo lontano
illuminato nel presente
dalla luce di un tramonto scontato.

Labbra serrate
Strette le une sulle altre,
Tra le dita il suono
di parole dipinte di nero
su un foglio sordo

al dolore dell’abbandono.

Marianna Maiorino

Il nome del PAdre e … della MAdre


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Foto di Marianna Maiorino

La parola padre deriva dalla radice sanscrita , alla quale sono riconosciuti due significati: il primo ha a che fare con la purificazione tramite l’acqua, (bere per purificarsi), il secondo, invece, si riferisce all’effetto della purificazione, che è quello di preservare e proteggere. Bere acqua, lo sappiamo tutti, fa benissimo, anche perché ne siamo fatti a livello molecolare del 90%. Ma c’è anche un altro significato. Se pensiamo al sesso e alla riproduzione, il maschio produce ed emette sperma che il corpo della femmina accoglie (beve?!), nel ventre, e questo gesto permette e riassume il senso di quel “preservare” in riferimento alla conservazione cioè della specie. Se consultiamo un qualunque dizionario infatti come primo significato alla voce padre, leggiamo: “Uomo che ha generato uno o più figli”. Ma l’acqua è innanzitutto un simbolo femminile, del resto anche la femmina produce liquido organico nell’atto sessuale e il feto si sviluppa dentro il ventre materno, nel  liquido amniotico. Ci torneremo su questo punto. Ora consideriamo solo che anche madre è una parola che deriva dal sanscrito, la cui radice, mā, significa misurare, preparare che si riferisce all’azione formatrice del corpo del bambino.
Arriviamo adesso al punto. Consideriamo solo le due lettere P ed M, e soffermiamoci attentamente sulla pronuncia, noteremo una cosa particolarissima: la P è una consonante sorda occlusiva, “essa viene generata mediante il blocco completo del flusso d’aria a livello della bocca, della faringe o della glottide, e il seguente rilascio rapido di questo blocco”, senza mettere in vibrazione alcun organo. In altre parole l’aria viene trattenuta ed espulsa, dalla bocca, proprio come quando si sputa.
La M, invece è una consonante sonora, nasale bilabiale; il suono cioè viene articolato chiudendo le labbra, e tenendole chiuse fino alla formazione della lettera, e le corde vocali vibrano durante l’articolazione del suono. Avere notato niente? La P si comporta come il maschio nell’atto sessuale e la M come la femmina. La prima emette, la seconda trattiene, e forma, trattenendo. Infatti la vibrazione, messa in moto dall’articolazione della M è la modulazione necessaria alla creazione… Se questo è un caso!

Cosa sono quindi le lettere? E cosa si nasconde nel linguaggio?
“Le lettere incise sulla pietra e poi nei libri, conservano nel loro cuore il segreto del loro potere”.
Ma non mi fermo qui le analisi continueranno… E’ restato in sospeso il discorso sull’acqua..

Marianna Maiorino

Se è amore


Tree in the shape of heart, valentines day background,

Se è amore
è sempre per sempre
E anche un momento rimarrà nell’eterno.

Hai detto di amarmi e
sarà per sempre
Per l’attimo in cui l’hai detto

Io non ho bisogno di niente altro

Dimmi solo che è vero.

Marianna Maior ©

 

letture consigliate:

Amore  di Coehlo

Sull’Amore di Crepet

Perché ha vinto Gabbani?


Mannoia e Gabbani, avessimo dovuto scommettere vedendoli sul palco così, uno a fianco all’alt7c48434ace77c43c5faf8f8570233c99_mgzoomra, avremmo messo, tutti, lei al primo posto e lui al secondo. Di sicuro così ha fatto anche Gabbani che evidentemente imbarazzato per la vittoria, la prima cosa che ha fatto è stata quella di inchinarsi davanti alla Mannoia. Ma, invece, ha vinto lui e (per me) anche meritatamente, vi spiego perché.
La canzone della Mannoia parla della vita, “per quanto assurda e complessa ci sembri, la vita è perfetta/ per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta”, dice. E lei è superba, interpreta ogni parola caricandola di una potenza che è però tutta da ascrivere alla sua grande capacità interpretativa. Il testo in realtà è più fragile e proprio nella sua essenza. La vita, dice, te la devi tenere stretta, la devi benedire. Ma, forse è proprio qui il problema: la vita così com’è per nessuno è perfetta e certo non vorremo che continuasse ad aspettarci, così com’è sempre la stessa. Nel testo manca un pezzo. Manca qualcosa, una spinta, una forza. Manca  l’idea di cosa sia quella vita vissuta davvero, posto che, a chi ha perso tutto oggi manca la forza per ripartire da zero, perché poi spesso chi ha perso tutto se l’è anche dimenticato cosa sia quel “vivere davvero”. L’interpretazione è perfetta seria, intellettuale, impegnata. Ma ti presenta una vita ferma, come lo è la perfezione.
Gabbani invece ha presentato un testo feroce. Espone al contrario l’altra faccia della vita, e fa una lista chiara e forte di tutti gli aspetti negativi. “Essere o dover essere, il dubbio amletico”, cioè, siamo incapaci di essere, perché dobbiamo essere (cosa e chi, sappiamo chi ce lo suggerisce); siamo chiusi in una gabbia due per tre (le nostre camere? Gli uffici?), di sicuro spazi limitati, nei quali l’uomo rinchiude la sua parte animale, istintiva, naturale. La rinnega, eppure siamo anche quella che, forse, non è affatto la nostra parte peggiore. “Soci onorari del gruppo dei selfisti anonimi”, ovvero malati di un narcisismo che sta superando ogni limite, e riempiamo i social con le nostre belle facce per ogni smorfia che sappiamo fare. E poi c’è il profumo, ovviamente Chanel, che serve proprio a metterci in salvo dall’odore dei nostri simili. Poi la definizione del web: coca per i popoli, oppio per i poveri. E a fare da sfondo, c’è la consapevolezza, che abbiamo più o meno tutti, che le cose così non vanno, che la vita non è affatto perfetta, e cosa facciamo? Ci rifugiamo nelle dottrine orientali, rinnegando così anche le radici della nostra cultura: “tutto scorre, panta rei” e andiamo a lezioni di Nirvana e alé cioè… Namastè; quest’accozzaglia culturale è poi tutta anticipata e sintetizzata nel titolo Occidentali’s Karma: una parola italiana, il genitivo sassone dalla grammatica inglese e karma, una parola indiana.
Ma la vera forza di questa canzone è la capacità di dire cose pesanti, facendole veicolare con l’energia della musica e l’ironia dell’interpretazione. Non ti lascia depresso e annichilito a pensare sul divano. Questa canzone ti fa alzare e il suo ritmo ti smuove, ti (ri)mette in piedi: la scimmia si rialza, dice, come già fece nella sua evoluzione quando si mise in posizione eretta per la prima volta e cominciò il cammino per diventare umana… e questa forse è ancora una speranza.

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L’ora legale (il film)

ficarra-e-picone-salvatore-ficarra-e-valentino-picone-20292Ficarra e Picone con “L’ora legale” mi hanno fatto venire la voglia di scrivere due righe sul loro ultimo lavoro. Credo di non aver mai scritto niente di cinema… Ad ogni modo “L’ora legale” è veramente un film da vedere e da far vedere (con i genitori) nelle scuole di ogni grado, non una volta sola ma tante. Per darvi un’idea del film, non per descriverlo, ma per cercare di descrivere ciò che si è mosso in me guardandolo, credo l’unico modo sia procedere per ossimori: tristezza comicissima, equilibrato squilibrio, illegale legalità, civile inciviltà, sacralità dissacrante, intelligente stupidità, agitazione restaurante. Questi sono solo i primi che mi vengono in mente ripensando adesso al film.

La trama racconta di un paese che vota, per la prima volta, un sindaco onesto, un insegnante, che per la prima volta fa ciò che ha promesso in campagna elettorale, senza fare sconti a nessuno, né a parenti né ad amici. Ma, tutti hanno goduto dei favori del sindaco precedente, piccole accortezze (ma neanche tanto piccole) di natura economica, edilizia, fiscale che risultano alla fine palesi forme d’acquisto del consenso elettorale, ingredienti fondamentali per mantenere saldo il potere corrotto, anche perché “con questa crisi che c’è, l’Italia l’onestà non se la può permettere”. Ne deriva un gioco di specchi interessante, tra popolo e politica, genitori e figli, preti e parrocchiani, cognati e cognate…insomma tutta la società si può guardare allo specchio.

Del resto, quante volte ci siamo chiesti: “Ma com’è che viene votato sempre quel tipo piuttosto che quell’altro nonostante tutto ciò che di lui sia venuto fuori su Report, sui quotidiani, sui TG, etc etc??”, ecco il film suggerisce alcune risposte interessanti. E per la prima volta mette a fuoco, non il comportamento della politica istituzionale, con tutti i suoi riprovevoli difetti, ma quello di chi quella politica sostiene: i cittadini.

Marianna

Ps. Bella anche la musica, in particolare la canzone cantata dalla figlia del sindaco… non sono riuscita a scoprire di chi è… se qualcuno mi può dare una mano gliene sarò grata. Sempre uno spettacolo vedere recitare Leo Gullotta, incarna il sacro e il profano veramente magistralmente.

http://www.macrolibrarsi.it/?pn=5772

 

Vuoto cosmico

 


dark_matter

Volare in alto
andare a respirare
l’aria delle vette innevate, e poi
lasciarsi andare nel vuoto

dell’infinito cosmo
Sfiorare ogni singolo elemento dell’eterno e poi
Scendendo, accarezzare gli atomi
di questa vita
Scoprirne le orbite e seguirle
Incontrarne gli elettroni e
Contarli e vedere la materia trasformarsi
fino a scovare e guardare
quel buco nero senza faccia
che si nutre della nostra anima.

Marianna Maior ©

 

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