“AVREI FATTO LA PULIZIA ETNICA”. LA MINISTRA SERBA SNEŽANA PAUNOVIĆ METTE ALLA PROVA LA COSCIENZA DELL’EUROPA.

DA BRUXELLES ANCORA NESSUNA UNA CONDANNA

Ci sono parole che non dovrebbero essere più pronunciate, in quanto non dovrebbero più esistere i concetti che esprimono. Purtroppo non è così.

La ministra serba Snežana Paunović (Amministrazione Statale e dell’Autogoverno Locale della Serbia), durante una trasmissione televisiva, in un’intervista trasmessa domenica dalla TV filogovernativa Kurir, ha fatto diverse dichiarazioni allucinanti.

Partiamo dalla prima: “Se fossi Slobodan Milošević, avrei attuato una pulizia etnica del Kosovo nel 1998.” Se fosse necessario chiarirlo, è una dichiarazione di enorme peso politico e storico.

Questa donna sta affermando che avrebbe scelto deliberatamente la pulizia etnica come soluzione politica, se fosse stata al posto di Milošević. E, come se non fosse già grave, ha aggiunto: “Questa è l’affermazione più dura che abbia mai fatto in vita mia.” Una precisazione che dimostra che è perfettamente consapevole della gravità delle proprie parole.

Successivamente la Paunović dettaglia come avrebbe eseguito lei la “pulizia etnica” e dice: “…non avrei liquidato gli albanesi… ma avrei fatto in modo che chiunque si sentisse meno cittadino della Repubblica Federale di Jugoslavia lasciasse il Kosovo e tornasse nel proprio Paese d’origine.”

Qui emergono le storture ideologiche. La ministra dà per veritiere le sue opinioni senza considerare che non vi è alcuna certezza di quanto afferma. Gli albanesi del Kosovo erano una popolazione storicamente radicata in quel territorio da secoli, e non immigrati con un “Paese d’origine” diverso da quello in cui vivevano da generazioni.

Il linguaggio della ministra è tipico delle narrazioni nazionaliste che, nella storia, hanno portato soltanto disumanità e orrori. Ciononostante c’è ancora chi conserva nel proprio cervello il germe di tanto orrore e lo esibisce a parole e nei fatti. Basti ricordare ciò che sta facendo Israele in Palestina.

Ma tornando alla ministra serba, le sue dichiarazioni sono, in conclusione, politicamente gravi almeno per cinque motivi.

  1. Normalizzano il concetto di pulizia etnica.
  2. Riabilitano implicitamente una delle scelte più controverse attribuite all’epoca di Milošević.
  3. Provengono da un ministro della Repubblica di Serbia, non da un opinionista.
  4. Arrivano in una fase di forte tensione tra Belgrado e Pristina.
  5. Possono essere interpretate come un messaggio politico rivolto tanto all’opinione pubblica serba quanto ai serbi del Kosovo.

Giusto per riportare alla mente alcuni dati: durante la guerra in Kosovo furono uccise (o risultano scomparse) 13.535 persone tra il 1° gennaio 1998 e il 31 dicembre 2000. Di queste, 10.812 erano albanesi, circa 2.197 serbi e 526 appartenevano ad altre comunità etniche.

Circa 850.000 albanesi kosovari furono costretti a fuggire dal Kosovo; centinaia di migliaia di altri furono sfollati all’interno della provincia. Questa deportazione di massa fu uno degli elementi centrali delle accuse mosse ai vertici politici e militari serbi davanti al Tribunale dell’Aia.

A far riflettere ancor più è la dichiarazione rilasciata oggi dalla commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. Quest’ultima ha ribadito che la Serbia potrà avanzare nel processo di adesione all’Unione europea soltanto se continuerà a rispettare gli impegni assunti sulle riforme, sottolineando che resta ancora molto da fare, soprattutto sul fronte dello Stato di diritto. Ha inoltre ricordato che il percorso di adesione dipende dalla capacità del Paese di produrre risultati concreti e di allinearsi sempre più ai valori e agli standard europei. Forse dovrebbe specificare quali siano questi standard e ricordarli a se stessa e a tutta l’Unione europea. Perché non si capisce come possa conciliarsi il cammino verso l’Europa della Serbia con le dichiarazioni che arrivano da un membro del governo serbo e che evocano, senza alcuna esitazione, il concetto di “pulizia etnica”. Può un Paese dichiararsi pronto a entrare nell’Unione europea se un suo ministro arriva a sostenere che, al posto di Milošević, avrebbe scelto la pulizia etnica?

In tanto in Serbia le opposizioni si sono fatte sentire esprimendo la loro indignazione per la frase della ministra. A difenderla invece il vice primo ministro, Ivica Dacic che ha dichiarato alla stampa serba che “gli attacchi contro la ministra Snežana Paunović sono vergognosi e ipocriti e ha sottolineato che coloro che la accusano di aver incitato alla pulizia etnica sono rimasti in silenzio per anni sulla pulizia etnica dei serbi del Kosovo e Metohija.

Le parole della ministra serba sono gravissime e pericolosissime. Stiamo vivendo un momento molto difficile. I valori democratici che abbiamo dato erroneamente per scontati non lo sono affatto, e oggi sono anche sotto attacco.

Quanto a noi cittadini, dobbiamo ricordare che le guerre non iniziano con i carri armati. Iniziano molto prima, quando qualcuno convince un popolo che un altro popolo non appartiene alla terra in cui vive. Iniziano quando si trasforma la diversità in una colpa e la deportazione in una soluzione.

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