L’ex braccio destro di Fauci si dichiara colpevole: David Morens nascondeva i dati sul COVID

Alla fine David Morens ha dovuto capitolare. Il settantottenne, per anni storico e senior advisor di Anthony Fauci al NIAID, si è dichiarato colpevole davanti al tribunale federale di Greenbelt, nel Maryland. L’accusa formalizzata dal Dipartimento di Giustizia è pesante: cospirazione per frodare gli Stati Uniti. Un reato che rischia di costargli fino a cinque anni di carcere, con l’udienza definitiva fissata per il 12 novembre davanti al giudice Paula Xinis.

Nello specifico, Morens ha confessato di aver usato sistematicamente il proprio account Gmail personale per scavalcare le richieste di accesso agli atti (FOIA) ed evitare che l’opinione pubblica sapesse cosa stesse succedendo dietro le quinte. Ma cosa doveva nascondere?

  • I soldi pubblici inviati a Wuhan: Le e-mail tracciavano i fondi dei contribuenti americani che, attraverso la EcoHealth Alliance di Peter Daszak, finivano dritti al laboratorio di virologia di Wuhan. Nelle mail parlavano apertamente di esperimenti di “guadagno di funzione” (gain-of-function), ovvero della manipolazione genetica dei coronavirus dei pipistrelli per renderli più contagiosi o aggressivi.
  • Quando l’NIH decise di congelare i finanziamenti per ragioni di sicurezza e mancanza di report, Morens si attivò privatamente per sbloccare e ripristinare quel flusso di denaro.
  • Il controllo della narrazione sulle origini: Nei messaggi riservati si coordinavano per demolire a prescindere la tesi del lab leak (la fuga dal laboratorio), bollandola come complottismo senza basi e spingendo sui media solo ed esclusivamente la pista dell’origine naturale. Un vero e proprio canale parallelo per far recapitare informazioni sensibili ai vertici del NIAID — Fauci compreso — senza lasciarne traccia nei server statali.

Il tutto era fatto scientemente. Altro che sviste informatiche. Tra le mail sono spuntate infatti le ammissioni imbarazzanti su come storcere le parole chiave nelle ricerche d’archivio. In un messaggio emblematico, Morens ammetteva candidamente di aver chiesto consiglio all’ufficio trasparenza su «come far sparire le e-mail prima che parta la ricerca FOIA».

Questa confessione è il risultato finale di un lunghissimo braccio di ferro promosso dalle commissioni d’inchiesta della Camera.

Inizialmente, Morens aveva negato tutto davanti ai deputati, giurando di non aver mai voluto eludere la legge e riducendo l’uso della posta personale a una semplice leggerezza. I fatti e i server lo hanno smentito.

Nel frattempo, chiamato a rispondere della gestione della pandemia e dei fondi NIAID davanti alla Commissione per la Sicurezza Interna del Senato, Anthony Fauci ha scelto di avvalersi a ripetizione del Quinto Emendamento per non incriminarsi, rifiutando poi ulteriori audizioni. Un atteggiamento che ha spinto la commissione a votare il suo oltraggio al Congresso. Fauci non risulta incriminato nel processo a Morens, ma le ammissioni del suo braccio destro ne sbriciolano la narrazione ufficiale.

Insomma non siamo di fronte a qualche cavillo burocratico violato per sbaglio, ma a un vero e proprio tradimento deliberato e reiterato della fiducia dei cittadini verso la scienza e le istituzioni.

Mentre il mondo affrontava un momento drammatico e chiedeva a gran voce verità e trasparenza, alti funzionari pubblici insabbiavano carte, eludevano i controlli per tutelare finanziamenti, ricerche scientifiche inaccettabili per la rischiosità che comportano, carriere e posizioni di potere. La rabbia è che a pagare il prezzo di questi giochi di palazzo non è stata solo la tenuta democratica delle istituzioni, ma la salute dei cittadini.

Per non parlare di tutti coloro che, per aver denunciato questi torbidi affari, sono stati per anni derisi, umiliati e bollati come ignoranti e complottisti. De resto lo diceva già Platone : «Nessuno è più odiato di colui che dice la verità.» Ad maiora semper

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