Tutto è iniziato con una collina a Visoko, in Bosnia. Una forma perfetta, più grande di Giza, che però non è da sola: ci sono altre 5 piramidi, tutte equidistanti. Tunnel sotterranei, vibrazioni misurabili, storie incredibili.
Sono andata là. Ho visto, ascoltato, documentato. Ho parlato con l’uomo che ha dedicato tutto per portare alla luce questa verità: il dott. Semir Osmanagich. Il risultato 34 minuti di reportage indipendente che si propone di essere un invito a dubitare, a vedere con occhi nuovi.
Rischi? Sì: scoprire che per l’umanità potrebbe esistere un’altra Storia. Solo per chi ha il coraggio di lasciare le vecchie certezze questo il link :
Partiamo dal video che sta girando sui social , c’è una persona che non vediamo perché è colui che fa le riprese con il telefonino. Sentiamo subito la sua voce che in francese dice “ta gueule” che sta per “taci!” o “ sta zitto” e lo ripete più volte.
Il francese, possiamo chiamarlo così, riprende le persone intorno a lui andando anche loro incontro. Quasi subito il suo sguardo cade su un giovane uomo che sorridendo guarda la camera, manda un bacio e dice “hello” , e poi in italiano , con tono pacato “Palestina libera ragazzi”. Intorno all’uomo che riprende ci sono persone in piedi che bevono il caffè altre che lo guardano e dicono “Free Palestine” e poi di nuovo, ma in italiano, “Palestina libera”. L’uomo che fa le riprese pare dica, sempre in francese, qualcosa del tipo “ Vieni fuori a dirlo”, ma non è dato sapere se sta rispondendo a chi diceva “Palestina Libera” o a qualcun altro, per non si sa quale motivo.
Poi l’inquadratura va su un anziano in una classica posa da marines sul fronte, impugna cioè una pericolosissima tazzina di caffe con la mano destra, mentre la mano sinistra e’ in tasca, e parlando pacatamente ricorda a chi fa le riprese che “qui non siamo a Gaza siamo in Italia”. Intorno qualcuno che dice ( non si vede chi) “assassini”, ripetutamente.
Questo è quanto emerge dal video, lo allego così potete verificare; considerate che sul video vi sono delle sovrascritte che sono state apposte dall’account ebraico da cui ho tratto il video. Nella descrizione del fatto, in questo account Instagram leggiamo : “Mentre si fermavano a un distributore di benzina in Italia per fare rifornimento, un padre francese e suo figlio sono stati aggrediti violentemente in un’aggressione scioccante e immotivata. Il padre è stato scaraventato a terra, picchiato e gli sono stati rotti gli occhiali durante l’aggressione. Il figlioletto è stato spinto da parte e protetto da un passante che ha cercato di proteggerlo dal caos. Le autorità stanno indagando sull’incidente, che ha suscitato indignazione e sollevato serie preoccupazioni per la sicurezza pubblica e la violenza motivata dall’odio.”
Se andiamo a curiosare tra i commenti – fatelo e’ interessante per capire le reazioni del popolo dei followers – vediamo per la maggior parte, bandiere italiane che sventolano, e scritte tipo “Viva l’Italia”, “Forza Italia” e “Free Palestine”.
Insomma, sbaglio o mi pare diano per scontato che l’aggredito sia Elie, l’ebreo francese? La narrazione è tutta dalla sua parte. Ma nessuno si chiede se sia davvero andata così.
Non solo la rai ma tutti i giornali fanno lo stesso. Hanno fatto rimbalzare la notizia di una aggressione antisemita , in cui l’uomo, ebreo, veniva picchiato, insultato da persone palestinesi quattro per giunta contro un adulto e un bimbo.
L’ebreo è la vittima, i palestinesi e gli italiani, gli aggressori. Ma è davvero andata così? Sicuri, sicuri?
E perché l’anziano ripeteva “ Qui non siamo a Gaza?”
Chi ha aggredito chi?
Io non so come sia andata, sia chiaro, e non sono qui a scrivere per dire: “non è andata come la raccontano”. Sto solo dicendo che chi ha raccontato la storia non ha verificato la notizia e soprattutto non ha ascoltato l’altra parte, la famiglia palestinese. E’ normale questo?
No. E infatti oggi inizia a girare un’altra versione e scopriamo così che quattro persone, madre, padre e due ventenni italiani di origini palestinesi, hanno presentato denuncia: sostengono di essere stati aggrediti dal turista francese che riconoscendoli palestinesi grazie a un ciondolo che portano al collo, li avrebbe insultati e poi colpiti con una testata e pugno al volto, finendo ricoverati con trauma cranico e contusioni lievi.
L’uomo francese, ebreo, ricordo che invece ha rotto gli occhiali. Loro, trauma cranico, il che non vuol dire niente al fine di stabilire come sono andati i fatti per davvero, sia chiaro, ma sono elementi da considerare.
Così come non sappiamo quando è stato girato questo video: verrebbe da pensare prima dell’aggressione, ma allora perché riprende? Cosa lo ha determinato a farlo? E infine perché sono arrivati alle mani?
I punti interrogativi sono tanti. Ma è da sottolineare che tutte le notizie uscite fino ad oggi, fino a quando la famiglia palestinese non ha sporto denuncia quindi, i giornalisti non hanno minimamente considerato la loro versione. Totalmente ignorati. E’ corretto? E’ corretto diffondere le notizie in questo modo? Trasformare un eco in titolo, ignorare che la realtà è plurale, incerta, contraddittoria, o semplicemente potrebbe non essere quella che appare?
E’ corretto pubblicare prima di verificare, travestire il sospetto come verità, celebrare un solo testimone, ignorando l’altra parte? E’ corretto cancellare i dubbi?
Al momento la vera vittima a mio modesto parere è solo una, la verità.
Speriamo ora nella giustizia, ci sarà un processo e magari saranno ascoltati tanti testimoni. Magari avremmo un colpevole, magari più di uno. Ma il problema secondo me è che operando in questo modo il rischio è che la verità potrebbe arrivare quando la menzogna ha già creato zizzania, incendiato gli animi, diviso le persone. Potrebbe arrivare cioè quando nessuno l’ascolterà perché troppo accecato dall’odio creato dalla falsità. E chi dobbiamo ringraziare per questo?
A Bologna, il concerto del pianista ucraino Alexander Romanovsky, in programma per il 5 agosto 2025 ai Giardini di Porta Europa (Piazza Sergio Vieira de Mello), nell’ambito del festival Cubo Live, è stato cancellato dal sindaco Matteo Lepore, insieme a Unipol e Musica Insieme, “dopo pressioni politiche” — si legge sui giornali.
A Caserta, stessa sorte per il maestro Valerij Gergiev: il concerto, in programma per il 27 luglio 2025 alla Reggia, come parte del festival “Un’Estate da Re”, è stato cancellato dalla direttrice Tiziana Maffei, con l’avallo del Ministero della Cultura. Motivazione: «crescente tensione internazionale» e rischio di «strumentalizzazione ideologica», in particolare legato alle posizioni filo-Putin del maestro.
I due artisti però, non hanno commesso crimini, né violato leggi. La loro colpa è avere opinioni diverse. Una colpa tutta politica: quella di essere vicini alla Russia, o peggio ancora, a Putin. Eppure sul palco del teatro mi pare vadano a suonare e dirigere orchestre mica fanno comizi.
Siamo al paradosso della democrazia: si parla di libertà, ma si agisce col manganello ideologico. In nome di che cosa? Di una morale selettiva? Di una guerra che vogliamo combattere sul palco e nei teatri, zittendo le note ma lasciando “libere” le bombe?
Nel 2022, se ricordate, all’Università Bicocca vennero sospese addirittura le lezioni su Dostoevskij. Perché russo. E quindi colpevole a prescindere, anche perché di certo nemmeno lo conosceva Putin. Una follia.
A Trieste, lo stesso anno, venne cancellato “Il Lago dei Cigni” di Tchaikovsky. La Ukrainian Classical Ballet di Kiev non poté esibirsi sulle note dell’autore russo:
«Tra l’Arte, la Musica e la Cultura teatrale si è intromessa la politica, vietando a noi e ad altri artisti di utilizzare opere russe» — così spiegò allora Natalia Iordanov, manager e direttore responsabile della tournée in Europa della compagnia dell’Ukrainian Classical Ballet. E molti altri artisti sono stati invece esclusi da concorsi o comunque censurati solo perché russi. E oggi si continua, ancora censura dell’arte sempre per motivi politici. Ma nessuna censura per gli artisti israeliani, magari filo Netanyahu, no questo sarebbe antisemitismo. Davvero? L’altro invece? Discriminazione? E sia chiaro per me gli artisti non dovrebbero essere censurati mai, nemmeno i filo Netanyahu nonostante quest’uomo sia responsabile di un genocidio.
Ma sapete cosa c’è dietro la censura contro gli artisti russi? Un messaggio forte e chiaro. Ci stanno insegnando che la cultura, se non si allinea, va cancellata. Che la cultura non è libera. Che noi non siamo liberi.
Eppure l’articolo 3 della Costituzione ci dice che:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Come vedete, l’articolo vieta le discriminazioni e garantisce ( sulla carta) pari dignità sociale anche (e soprattutto) quando le opinioni politiche sono diverse, converrete con me che quando la pensiamo tutti nello stesso modo, primo c’è qualcosa che non va, secondo non avrebbe senso questo articolo.
Mi chiedo quindi: il rispetto della diversità sancito nell’art. 3, vale solo quando fa comodo? O vale, sempre, per tutti? Vale anche per gli artisti? Anche se amici di qualcuno che non ci piace? Oppure no?
E poi , quale sarà il prossimo passo? Domani potranno licenziarci perché non siamo allineati? Perché abbiamo un’opinione diversa da quella del governo? O perchè abbiamo amici scomodi?
Il ministro Alessandro Giuli ha approvato la cancellazione del concerto di Caserta. Perdendo la possibilità di fare la cosa giusta. E io mi chiedo: ma dove finisce il suo giuramento alla Costituzione? E ancora, dove comincia la sua obbedienza a un pensiero unico che esclude, condanna, colpisce chi osa contraddire la narrazione dominante? Il ministero tra l’altro sta partecipando alle manifestazioni in ricordo dei 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini. Ebbene, Pasolini ricordo, è colui che scriveva:
“Quando si vuole colpire la libertà, si comincia sempre dalla cultura.”
Gli autori, prima di essere celebrati, perchè fa chic, andrebbero letti e capiti.
Chi piega la cultura alle ragioni della guerra, della propaganda, della paura, non è un uomo di cultura, è solo un burocrate del pensiero.
Mi chiedo poi ,dove siano tutti coloro che gridano ogni tre per due al fascismo. A queste persone ricordo che proprio così è iniziato il nazismo: con la censura, con le liste, con la paura dell’altro. Con l’odio per chi parlava una lingua diversa, pensava in modo diverso. E poi — a valanga — con l’indifferenza.
La cultura, signori, è un’altra cosa. Chi sta censurando l’arte, oggi è solo un servo. Sono servi di un potere che ci vuole condurre al macello.
Servi dello stesso potere che guarda Netanyahu violare le norme internazionali, gettare bombe su altri stati, massacrare un popolo nel modo più ignobile, compiendo un genocidio atroce, e tacere.
Perché tacere, oggi, fa comodo. Non perché sia giusto.
Ripeto, la cultura è un’altra cosa.
Ministri, sindaci e direttori di musei, marionette varie, la cultura non è servile, non è accondiscendenza, non punta ai ruoli prestigiosi, a posti di potere. Di questa roba non se fa niente. La cultura è fatta di suoni, parole, colori, profumi, gesti, movimenti, pensieri, che combinati in infiniti modi hanno lo scopo di proiettare l’uomo verso quell’armonia e quella bellezza che trascende l’essere umano stesso. La cultura è “qualcosa” che vuole strappare l’essere umano dalla mediocrità, a differenza vostra che grazie alla mediocrità ricoprite i vostri incarichi.
Arriverà domani. E guardandovi allo specchio forse vi chiederete dove e quando avete perso onore e dignità. Speriamo solo quel domani arrivi presto, perché state devastando il mondo.
Intanto questa la risposta del pianista Alexander Romanovsky alla vostra censura:
“Ho appreso che il mio concerto previsto per il 5 agosto a Bologna non potrà avere luogo. Ma il desiderio di condividere la musica con chi mi segue con cuore aperto resta più vivo che mai. Ci tenevo a suonare per voi lo stesso, come segno di gratitudine per il vostro sostegno e affetto. Terrò il concerto da casa e lo trasmetterò online, integralmente. Un piccolo gesto per restituirvi almeno in parte ciò che mi date. La musica, in fondo, è questo: qualcosa che unisce, sempre. Grazie di cuore, Alexander“
Ad Maiora
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Durante l’assedio di Sarajevo, tra il 1992 e il 1996, alcuni facoltosi stranieri pare venissero accompagnati sulle colline intorno alla città per… sparare ai civili. Come fosse un safari. Solo che le prede erano esseri umani. Diverse testimonianze raccontano questo orrore.
Nel 2022 il documentario Sarajevo Safari ne parla grazie al regista Miran Zupanič. Il lavoro del regista sloveno racconta di ex agenti dell’intelligence e testimoni locali che descrivono la presenza di “turisti del massacro” — tra cui americani, russi, canadesi, italiani — che pagavano per imbracciare un fucile e colpire dal vivo uomini, donne, bambini. Le postazioni erano predisposte dall’esercito serbo-bosniaco, e i colpi partivano da quartieri come Grbavica e Pale.
In Italia, il 9 luglio 2025, il giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni ha depositato le sue indagini autonome, raccolte durante anni di lavoro e ricerche. Solo pochi giorni prima dell’attività di Gavazzeni avevo scoperto questa storia grazie a un viaggio a Sarajevo e ne ho parlato il 10 luglio in un video su Facebook che trovate qui di seguito.
Qualche dato aggiuntivo sulle uccisioni dei cecchini, seppur non limitati agli stranieri, danno la misura dell’orrore: 225 civili uccisi, tra cui circa 60 bambini, e oltre 1.030 feriti. Molti colpi non miravano a uccidere, ma a ferire gravemente: lo scopo era attirare altre persone – familiari, soccorritori – e colpire anche loro. Una tecnica calcolata, pensata per umiliare, disumanizzare, annientare psicologicamente. Lo hanno testimoniato osservatori dell’ONU, giornalisti- ne ricordo uno fra tutti Franco di Mare , e chi è sopravvissuto guardando cadere la propria gente.
E cosa pensiamo stia accadendo a Gaza coi palestinesi?
Francesca Albanese è una giurista italiana, relatrice speciale dell’ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati. Ha messo nero su bianco una verità che molti si ostinano a negare: a Gaza è in corso un genocidio.
Lo ha scritto senza giri di parole, citando la Convenzione sul genocidio del 1948. Nel suo rapporto ufficiale ha affermato:
“Il numero agghiacciante di morti, la distruzione sistematica di ogni aspetto necessario alla vita a Gaza… tutto questo può essere interpretato come prova evidente dell’intento di distruggere sistematicamente i palestinesi come gruppo.”
Albanese parla di “pulizia etnica attraverso mezzi genocidi”, inquadrata in un lungo processo di colonizzazione e cancellazione dell’identità palestinese. Denuncia apertamente:
“Crimini che Israele commette come respira. L’unico modo per fermarli è fermarlo.”
La reazione non si è fatta attendere. Negli Stati Uniti, il senatore repubblicano Marco Rubio ha chiesto la sua rimozione dall’incarico. Un attacco politico, frontale, per silenziare una voce coraggiosa e soprattutto scomoda, in altre parole, la nuova “democrazia” che si riconosce nel bavaglio al dissenso.
Francesca Albanese tuttavia non ha fatto un passo indietro. Anzi, ha rilanciato: “Il genocidio avviene quando la disumanizzazione è diventata così normale che nessuno si sente più obbligato a fare qualcosa.”
Di fronte alla distruzione sistematica di Gaza, alla fame usata come arma, all’uccisione indiscriminata di civili sopratutto donne e bambini Albanese ha richiamato la comunità internazionale alle proprie responsabilità giuridiche e morali.
“Nessuno è libero finché la Palestina non è libera.”
Non si tratta di ideologia, ma di diritto. E soprattutto, di umanità. Oggi Francesca Albanese è tra le poche voci istituzionali che, pur sotto attacco, continuano a dire le cose come stanno. A difenderla è intervenuta Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International:
“Questo è un vergognoso e trasparente attacco ai principi fondamentali della giustizia internazionale. I relatori speciali non sono nominati per piacere ai governi, ma per svolgere un mandato: promuovere i diritti umani e il diritto internazionale. Quello di Francesca Albanese è un lavoro essenziale in un momento in cui è in gioco la sopravvivenza stessa del popolo palestinese nella Striscia di Gaza.”
Pochi giorni dopo la pubblicazione del suo nuovo report, in cui Albanese denuncia come aziende internazionali abbiano tratto profitto dall’occupazione illegale e dal sistema di apartheid israeliano, sono arrivate le sanzioni statunitensi.
“La sua campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata” – ha dichiarato Rubio, accusandola di esercitare pressioni sulla Corte penale internazionale affinché agisca contro funzionari e leader di entrambi i Paesi. “Né gli Stati Uniti né Israele – ha ricordato – sono parte dello Statuto di Roma. Questo rende le sue azioni una grave violazione della sovranità.”
Rubio l’accusa anche di “aver fomentato antisemitismo, espresso sostegno al terrorismo e disprezzo verso Stati Uniti e Israele”, affermando che il suo pregiudizio sarebbe evidente “da tutta la sua carriera”, compresa la richiesta alla CPI di emettere mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant.
Ma qui non si tratta di simpatie o antipatie, né di equilibri geopolitici. Qui si tratta di massacri, di corpi sotto le macerie, di bambini senza acqua, pane, cure.
Francesca Albanese non ha fatto altro che chiamare le cose con il loro nome. A Gaza è in corso un genocidio e tutto il mondo sta a guardare , chi indifferente, chi cercando di trarne vantaggi.
Hanno firmato. In silenzio. In massa. 514 parlamentari europei hanno approvato gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale dell’OMS.
Il gruppo Meloni, quello dei “conservatori e riformatori”, ha votato a maggioranza a favore della mozione”. Quindi in Italia è da escludere che il governo adotti misure diverse. Siamo stati traditi, e venduti. Le nostre vite, la nostra salute è stata offerta senza il nostro parere, a big pharma.
Una mossa chirurgica, ma non per curare. Per controllare e lucrare sulla nostra salute.
Dal 19 settembre 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità potrà dichiarare pandemie globali, imporre restrizioni, indirizzare politiche sanitarie vincolanti per gli Stati – senza alcuna ratifica parlamentare nazionale. Un colpo di mano travestito da cooperazione. Un passaggio diretto dal voto democratico al comando sovranazionale. E quasi nessuno ne parla. Soprattutto nessuno lo grida. Ma io sì, perché chi controlla la salute, controlla tutto. E oggi quel controllo è in mano a chi trasforma la malattia in business. Mi riferisco a Big Pharma. Parlo di un’industria che ha già mostrato il suo vero volto, più volte:
OxyContin, oppioide della Purdue Pharma, ha causato oltre 500.000 morti per overdose negli Stati Uniti. È stato promosso come “sicuro” pur sapendo del rischio di dipendenza. La famiglia Sackler, che lo ha venduto come fosse caramelle, ha incassato miliardi e poi ha negoziato una bancarotta strategica. Un crimine travestito da farmaco.
Vioxx (Merck): antidolorifico ritirato dopo che causò decine di migliaia di infarti. Sapevano, ma hanno taciuto.
Talidomide (Grünenthal): venduto negli anni ’50 come farmaco per la nausea in gravidanza. Ha causato oltre 10.000 malformazioni neonatali. Decenni per ottenere giustizia.
Vaccini contro l’influenza suina del 2009 (H1N1): acquistati in massa sotto emergenza, milioni di dosi mai usate, alcuni casi di narcolessia gravi nei bambini. Nessuna responsabilità per i produttori, grazie a clausole legali blindate.
Contratti segreti per i vaccini Covid, intere pagine oscurate. Penali assurde. Responsabilità legale azzerata per le case farmaceutiche. I cittadini pagano. Le aziende incassano.
Vaccinata contro la covid ( contro si fa per dire) un’intera popolazione con farmaci sperimentali a fronte di contratti segreti per i vaccini Covid, intere pagine oscurate. Penali assurde. Responsabilità legale azzerata per le case farmaceutiche. I cittadini pagano. Le aziende incassano. La gente muore ma nessuno indaga. Assenza di controlli e vigilanza su reazioni avverse. Negazionismo pagato a suon di royalties.
Manipolazione dei dati clinici, sponsorizzazione aggressiva, medici pagati per prescrivere. Dai farmaci per il colesterolo a quelli per la depressione: cure standardizzate, effetti collaterali minimizzati, vite usate come cavie.
etc etc
E i nostri politici in Europa oggi, hanno consegnato a questa gente il potere di influenzare decisioni globali sopra le teste degli Stati “sovrani” , a nostre spese. La chiamano “prevenzione”, invece è il nuovo volto del controllo: emergenze a comando, stati d’eccezione permanenti, obblighi sanitari imposti da una cabina di regia internazionale legata mani e piedi all’industria farmaceutica.
Io non ci sto. Non è questa la medicina che cura e salva vite umane. Questo è business sulla nostra pelle sulla nostra vita. E’ una scienza(h) trasformata in dogma da chi guadagna vendendo farmaci ai malati che ha contribuito a creare.
Questa riforma dell’OMS è un mandato a delinquere. È il passaggio finale di una trasformazione silenziosa: da cittadino a paziente, da paziente a consumatore, da consumatore a cavia, a numero, a nullità. Ora l’unica possibilità che abbiamo per evitare il disastro è che lo Stato italiano notifichi all’OMS il rifiuto delle modifiche entro il 19 luglio 2025. Ma capite che avendo già approvato in Europa è difficile lo faccia… spontaneamente. La battaglia è quindi nostra, è politica, giuridica e comunicativa. E il tempo stringe. Cosa possiamo fare per evitare che il Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) dell’OMS, entri il vigore il 19 settembre 2025? Serve una dichiarazione formale da parte degli Stati membri. Per ottenerla noi possiamo solo fare pressione in vari modi:
1. Pressione sui governi nazionali
Scrivere ai parlamentari, al tuo senatore o deputato (soprattutto quelli delle Commissioni Affari Esteri e Sanità).
Chiedere interrogazioni parlamentari.
Firmare e diffondere petizioni che chiedono al Governo italiano di opporre il veto.
2. Mobilitazione civica e mediatica
L’opinione pubblica deve essere informata. La stragrande maggioranza delle persone non sa nemmeno che questo processo è in atto. Quindi :
Organizzare o partecipare a eventi, incontri, dirette social, conferenze stampa.
Pubblicare articoli, video o contenuti su piattaforme social per alzare l’attenzione.
3. Ricorsi legali e costituzionali
Se le modifiche RSI verranno applicate senza consultazione parlamentare approfondita, si potrebbe configurare un vulnus democratico. Infatti alcuni giuristi stanno valutando:
Impugnazioni davanti a Corti Costituzionali nazionali.
Appelli al Consiglio d’Europa o alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), in base al principio di sovranità e autodeterminazione.
Punti chiave su cui fare leva:
Le modifiche RSI sono vincolanti, ma non sono mai state votate dai popoli.
Deregolamentano il concetto di pandemia, consentendo all’OMS di dichiarare emergenze anche senza consenso degli Stati.
Le lobby farmaceutiche hanno interessi enormi, e i precedenti (OxyContin, Tamiflu, vaccini H1N1, ecc.) parlano chiaro.
L’accordo può portare a limitazioni della libertà personale (viaggi, cure, obblighi sanitari) imposte da organismi non eletti. Capite la gravità???
Chi come me crede ancora nella libertà, ha il dovere di alzare la voce.
Scriviamo. Informiamo. Resistiamo. Perché non esiste cura senza verità. E non esiste salute senza libertà.
Disarmare le parole: il Papa, i giornalisti e il peso della verità
«Solo i popoli informati possono fare scelte libere». Con questa frase, Leone XIV ha offerto uno degli applausi più fragorosi della sua giovane elezione, rendendo omaggio ai giornalisti incarcerati per aver cercato di raccontare la verità. Li ha definiti coraggiosi, li ha voluti liberi, li ha messi al centro di una Chiesa che – almeno nei suoi auspici – non teme la trasparenza.
Nel suo primo grande discorso sulla comunicazione, il Pontefice ha elogiato anche i reporter di guerra, veri testimoni dell’umanità lacerata, ricordando quanto sia urgente «disarmare le parole» per «contribuire a disarmare la Terra». È un’esortazione che va oltre la retorica: è un invito a uscire dalla confusione babelica della comunicazione ideologica e senza amore.
«Non possono esistere una comunicazione e un giornalismo fuori dal tempo e dalla storia», ha affermato. Parole che sembrano gettare ombra su una gestione vaticana spesso sorda al tempo presente, come dimostrano i recenti inciampi del Dicastero per la Comunicazione.
Eppure, in un mondo che si nutre di silenzi comodi e notizie usa-e-getta, il Papa rilancia il valore del giornalismo come atto di responsabilità e servizio. Un pensiero che riecheggia Albert Camus: «Un giornalista è colui che guarda il mondo e non distoglie lo sguardo».
In un’Aula Nervi segnata da sorrisi di circostanza e posizionamenti strategici, Leone XIV ha scelto il gesto sobrio: niente selfie, nessuna concessione all’effimero. Come a dire che la verità non ha bisogno di filtri.
«La libertà di stampa è il pilastro di ogni democrazia», scriveva Hannah Arendt. Il nuovo Papa sembra saperlo bene. E chissà che nel suo dossier sulle finanze vaticane non trovi anche un capitolo sul valore – non solo economico – di una comunicazione degna del Vangelo che dice di servire.
Scavalca a piè pari il Parlamento e impone un piano da 800 miliardi.
La democrazia? Roba d’altri tempi. Ora c’è il “new deal”.
E no, non stiamo parlando né di Trump né tantomeno di Putin.
Siamo nel cuore dell’Europa, dove a violare le regole democratiche c’è – ancora una volta – Ursula von der Leyen.
La situazione è talmente grave che perfino Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, minaccia il ricorso alla Corte di Giustizia.
Due le possibilità: o Ursula ha scambiato l’Europa per la sua società per azioni, o considera i cittadini europei degli imbecilli che tanto accettano tutto (vd accordi con Pfizer via whatsapp, contenuto negato a tutti e c’era in ballo la nostra salute).
Non è escluso comunque che entrambe le cose siano vere.
Una cosa però è certa:
l’Europa non è un’azienda privata. E il potere senza legittimità non è solo arroganza. È un insulto alla democrazia. E’ una forma, seppur elegante, di dittatura il cui germe era tutto in quella frase usata e abusata a giustificare ogni imposizione: “Lo dice l’Europa” . Appunto l’Europa non gli europei. Non il popolo.
Occhio che la storia ha i suoi modi per ripetersi.
AfD, che alle elezioni del 24 febbraio raggiunse il 20,8% dei consensi, arrivando seconda dopo l’Unione di Friedrich Merz che prese il 28,6%, attualmente è in testa nei sondaggi.
Romania, dicembre 2024. La Corte costituzionale annulla le elezioni presidenziali: un rapporto d’intelligence parla di «interferenze straniere». Il candidato di estrema destra, Călin Georgescu, vincitore del primo turno, viene estromesso. Legalmente tutto ineccepibile, forse. Ma la domanda resta: chi custodisce la democrazia? E soprattutto: chi decide chi può decidere?
Germania, maggio 2025. I servizi segreti interni classificano ufficialmente il partito AfD – secondo nei sondaggi – come “organizzazione estremista”. Il dossier elenca posizioni anti-migranti, discorsi razzisti di singoli esponenti, nostalgia del nazionalsocialismo in frange giovanili. Il rischio, dicono, è reale. Ma la questione è più spinosa: si può difendere la democrazia limitando la volontà popolare? Gli esponenti dell’ AfD promettono infatti di difendersi in Tribunale. Uno dei vice portavoce, Stephan Brandner, ha accusato i servizi segreti di aver ricevuto istruzioni dai partiti tradizionali tedeschi, senza però portare prove a sostegno delle sue dichiarazioni. Secondo Brandner la decisione sarebbe un tentativo dei partiti di centrosinistra e centrodestra di mantenere il proprio potere screditando AfD. Le stesse posizioni sono state ribadite anche da altri esponenti del partito.
Detto questo, che l ‘AfD abbia alcune idee discutibili, che alcune dichiarazioni evochino i fantasmi della storia che dovrebbero restare sepolti, sono la prima a dirlo, ma si tratta di un partito regolarmente registrato, votato da milioni di cittadini, è il secondo partito della Germania, e oggi, stando ai sondaggi, il primo . E ancora siamo sicuri sia tutto il movimento da mettere al bando o forse si stanno strumentalizzando gli eccessi di pochi per silenziare un’intera fascia sociale?
Forse, se spaventa che il popolo ( i popoli) stiano andando verso destra, prima di eliminare i partiti dovremmo chiederci perché il popolo si sta rivolgendo a destra. Il voto radicale è spesso l’ultima voce che resta a chi non si sente più rappresentato. Ma chi ha smantellato la fiducia, ignorato il disagio, abbandonato le periferie? Non è che lo stesso che ora vuole silenziare il popolo? Ma vietare il dissenso non è mai cura, è censura. E’ a sua volta fascismo.
La democrazia, ci dicono, è fragile. Ma se per proteggerla iniziamo ad eliminare i partiti che conquistano consenso, a selezionare dall’alto i candidati, a scegliere le quali idee possono circolare, allora non stiamo più difendendo la democrazia. La stiamo addestrando. Addomesticando. Svuotando.
E poi: quale coerenza c’è nel denunciare l’ideologia dell’AfD come una minaccia ai valori democratici, ma nel contempo tacere di fronte a visioni religiose o ideologiche che, nei loro aspetti più radicali, negano i diritti delle donne, giustificano la violenza e classificano come ‘infedeli’ tutti coloro che non vi aderiscono?
Questa è una contraddizione che brucia: l’Europa stigmatizza idee razziste – giustamente – ma tace quando ideologie religiose radicali promuovono la sottomissione delle donne, la lapidazione, l’intolleranza verso gli “infedeli”. Criticarle diventa “islamofobia”, mentre l’etichetta di “fascismo” viene appiccicata a ogni voce scomoda, spesso in modo totalmente ingiustificato. Questa è coerenza, o manipolazione?
Un’estrema destra da bandire, un fondamentalismo da rispettare. Un popolo che vota “male” da correggere. C’è chi parla di sicurezza democratica. Ma qui il nodo si stringe. Oggi non si vietano più i partiti con i carri armati. Lo si fa con le etichette, con i filtri, con le segnalazioni, con le liste “pericolose”. È un autoritarismo elegante, colto, algoritmico. Ma pur sempre autoritarismo.
E come dimenticare ( io certo non dimentico) che il comandante del Battaglione Azov, Denys Prokopenko, è stato insignito del titolo di ‘Eroe dell’Ucraina’, nonostante il battaglione da lui guidato sia noto per le sue radici apertamente neonaziste? In nome della guerra contro la Russia, si è arrivati a trasformare un gruppo con simbologie e ideologia da estrema destra, in un simbolo da celebrare. Dunque esistono nazisti di Serie A e nazisti di Serie B, accettabili a seconda della convenienza geopolitica? Se è così, il vero problema non è solo morale: è sintomo di una deriva ideologica – e persino psichiatrica – che mina la credibilità stessa dell’Europa.”
Oggi, chi urla troppo viene zittito. Chi dissente viene delegittimato. E chi vince, se non piace in alto, viene escluso. La nuova censura non ha più bisogno di manganelli: bastano bollini, blacklist e rapporti segreti. Ci raccontano che è per proteggerci. Ma a me pare che la democrazia stia ricevendo, di volta in volta, dosi costanti di vaccino contro la libertà.Munita di green pass a condizione che si faccia ciò che altri vogliono, la democrazia è un sorvegliato speciale. Il diritto al voto la conseguente farsa?
riporto il link all’articolo dedicato a Sting che l’anno scorso durante il concerto di Varsavia del 30 luglio dichiarava: “LA DEMOCRAZIA E’ SOTTO ATTACCO
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Il principe Andrea abbracciato a Virginia Giuffrè. Nello sfondo Ghislaine Maxwell.
Neergabby, Australia Occidentale — Era la testimone chiave contro il giro di sfruttamento sessuale tessuto da Jeffrey Epstein e i suoi protettori, Virginia Giuffre 41 anni, madre di tre figli è morta nell’ombra, lontana dal clamore delle aule giudiziarie e dai riflettori dei rotocalchi. I giornali riferiscono di un gesto estremo: Virginia si sarebbe tolta la vita nella sua fattoria, sopraffatta “dal peso degli orrori subiti”. Eppure la donna scriveva nel 2019 :
“In nessun caso io intendo suicidarmi. Se dovesse succedermi qualcosa, non lasciate che la vicenda scivoli via come se nulla fosse, e proteggete la mia famiglia. Troppe persone malvagie vogliono silenziarmi.” Un monito, pronunciato sei anni fa, impossibile ignorarlo oggi: dopo l’inverosimile suicidio di Epstein l’8 agosto 2019, in una cella di massima sicurezza a New York, un altro caso carico di ombre torna a far tremare chi ha visto da vicino la voragine del potere e del ricatto. Un altro episodio, non può essere tralasciato, Virginia circa tre settimane fa mentre era in auto , così racconta lei- è stata presa in pieno da uno scuolabus che andava a 110Km/h e nella sua pagina instagram, la donna, accanto alla foto che la ritraeva piena di lividi scriveva : “Quest’anno è stato il peggior inizio di un nuovo anno, non annoio nessuno con i dettagli ma credo sia importante notare che quando un autista di scuolabus ti viene addosso a 110 km/h mentre rallentavamo per una curva, non importa di cosa sia fatta la tua macchina, tanto potrebbe anche essere una scatola di latta. Sono entrata in insufficienza renale, mi hanno dato quattro giorni di vita, mi stanno trasferendo in un ospedale specializzato in urologia. Sono pronta ad andarmene, solo che vorrei vedere i miei bambini un’ultima volta. …..Grazie a tutti voi per essere state persone meravigliose e per aver fatto parte della mia vita. Dio vi benedica tutti. xx Virginia”.
Nel saggio La società del ricatto. E come difendersi di Marcello Foa, alcune pagine raccontano di catene invisibili fatte di segreti, fotografie compromettenti, voli privati e contatti tra vip del jet set internazionale. Foa descrive un meccanismo – fatto di paura e protezione reciproca – che avvolge in un silenzio complice chi osa denunciare: “Il vero ricatto non è nella minaccia di una lettera anonima, ma nel terrore di perdere l’ossigeno sociale”, scrive.
La domanda rimane sospesa nell’aria gelida di Neergabby: sapremo mai la verità? Chi controllava davvero i fili, dietro Epstein, chi voleva chiudere la bocca a Virginia? Non lasciamo che la morte di Virginia resti un trafiletto sui giornali. Chiediamo giustizia, rifiutiamo l’oblio. Non c’è libertà senza verità, non c’è dignità senza il coraggio di guardare in faccia il mostro.
Un’improvvisa lettera anonima al Consiglio di amministrazione del World Economic Forum (WEF) ha innescato un’inchiesta interna sul suo fondatore, Klaus Schwab, accusato di cattiva condotta finanziaria ed etica. L’87enne Schwab si è dimesso con effetto immediato il 20 aprile: «Con l’ingresso nel mio 88esimo anno, ho deciso di dimettermi dalla carica di presidente e di membro del Consiglio di amministrazione, con effetto immediato», si legge nella dichiarazione diffusa dal Forum. L’incarico di presidenza ad interim è stato quindi affidato all’ex CEO di Nestlé, Peter Brabeck-Letmathe. Le accuse — tutte ancora da confermare — sono state comunque respinte con decisione dallo stesso Schwab, che ha annunciato azioni legali contro l’autore della missiva e i suoi diffusori.
Il 22 aprile, il WEF ha confermato di aver avviato un’inchiesta «indipendente», dopo la ricezione della lettera che denunciava presunti illeciti nella gestione delle finanze del Forum da parte di Schwab e della moglie Hilde. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e rilanciato da Reuters, le accuse riguarderebbero la richiesta ai dipendenti di prelevare migliaia di dollari in contanti per pagare massaggi privati in camera d’albergo. Hilde Schwab, invece, avrebbe organizzato riunioni fittizie, finanziate dal WEF, per giustificare viaggi di piacere a spese dell’organizzazione.
Durante un meeting straordinario tenutosi il 20 aprile, il Consiglio di amministrazione ha votato all’unanimità l’avvio dell’indagine, avvalendosi di consulenti legali esterni e ribadendo l’impegno a rispettare le responsabilità fiduciaria del Forum.
Fonti interne parlano di un clima sempre più teso sulla governance dell’organizzazione,già in passato oggetto di denunce per ambiente di lavoro tossico, discriminazioni e gestione inadeguata di casi di molestie. Vien da pensare che l’ente che si propone di cambiare il mondo e di averne soprattutto la ricetta magica (vd. Agenda 2030), non sembri nemmeno capace di governare sé stesso, almeno in modo etico. Schwab, dal canto suo, rigetta ogni addebito, affermando che tutte le spese personali siano state regolarmente rimborsate. Il WEF, pur sottolineando di prendere «molto sul serio» le accuse, ha dichiarato che non rilascerà ulteriori commenti fino al termine dell’inchiesta.
Cos’è il WEF
Il World Economic Forum è spesso descritto come il salotto buono dell’élite transnazionale, il cosiddetto “Davos Man”, accusato di essere scollegato dalle urgenze del mondo reale. Diverse ONG e anche alcuni membri interni hanno segnalato nel tempo opacità nelle procedure decisionali e nei criteri di adesione. Gli ambientalisti, poi, non hanno mancato di evidenziare l’ipocrisia di riunioni ad alto impatto di carbonio — voli privati, convogli di sicurezza, logistica faraonica — organizzate da chi predica sobrietà e sostenibilità.
L’inchiesta su Klaus Schwab diventa allora qualcosa di più di un semplice scandalo personale: è un riflesso, forse, del rischio eterno delle grandi idee quando smettono di servire l’umanità e iniziano a servirsi di essa.
Pasquetta. Una data che sa di resurrezioni, ma anche di uscite di scena. Infatti, proprio in questo 21 aprile 2025 si chiude il pontificato di Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio.
Ma davvero muore oggi? O muore oggi solo per i media e i “credenti”? Per mesi, il suo volto era apparso pallido, gonfio, irriconoscibile, per alcuni una situazione normale per chi ha fatto uso di antibiotici in modo massiccio, ma sui social più di qualcuno ha fatto notare la scomparsa dal volto dei nei e la non corrispondenza delle orecchie, lasciando intendere e nemmeno tanto velatamente che papa Francesco fosse già morto, o sostituito da un sosia, o comunque, tenuto in vita dal cordone mediatico di un Vaticano che avrebbe fatto del mistero una liturgia parallela.
In questo clima d’incertezza, non possono non tornarmi alla mente le inchieste di Andrea Cionci: Quel “Codice Ratzinger” che leggeva tra le righe dei discorsi e delle lettere del Papa emerito, quella teoria della sede impedita, in cui Benedetto XVI non avrebbe mai rinunciato davvero al papato e in cui, per quasi dieci anni, Bergoglio sarebbe stato un antipapa. Un Papa senza legittimità canonica. Un usurpatore, o peggio: una pedina in un disegno che ci sovrasta ( e umilia) tutti.
Mi rimbalzano anche nella memoria come tuoni le parole che sempre Andrea Cionci mi disse in un’intervista che gli feci nel 2022. Rispetto all’ ultima Declaratio del 2013, Papa Ratzinger la conclude dicendo: “Il prossimo sommo Pontefice – cioè, mi specificò Cionci, il prossimo vero Papa – dovrà essere eletto da coloro a cui compete.” Perché, viene da chiedersi, dice “da coloro a cui compete” e non dice più banalmente “dai cardinali”? “Perché – chiarisce Cionci – Ratzinger sapeva bene che, lasciando vuota la sede, sarebbe intervenuto un Papa usurpatore. E quindi, morto anche quest’ultimo, gli unici a cui competerà legittimamente la nomina del Papa sono i cardinali veri, ovvero solo quelli nominati pre-2013 da Papa Ratzinger.”
Quel momento oggi è arrivato. E’ tempo di nominare il nuovo Papa, ma, se davvero nessuno era papa, se davvero il trono era vacante da anni, allora la Chiesa non ha perso un pastore, ha perso proprio se stessa, ed è -forse- proprio in questo vuoto, tra una tomba e l’altra, che comincerà la vera apocalisse. Quella che svela.
Gli occhi del mondo- e per chi crede- anche quelli di Dio, da adesso sono puntati sul conclave.
Meta ha annunciato che inizierà a utilizzare i dati pubblici degli utenti europei per addestrare la propria Intelligenza Artificiale. L’attività riguarderà post, commenti, contenuti e interazioni condivise pubblicamente su Facebook e Instagram, mentre resteranno esclusi i messaggi privati. Gli utenti dell’Unione europea sopra i 18 anni riceveranno notifiche via app o email per essere informati sull’inizio delle operazioni e sul tipo di dati coinvolti.
La società fondata da Mark Zuckerberg spiega che questa raccolta servirà a “migliorare l’esperienza utente” e a rendere l’IA più sensibile alle culture europee. Parole vaghe per non dire vuote. Cosa vuol dire migliorare l’esperienza dell’utente? Lo stabilisce lui cosa migliora la mia esperienza? E queste sono solo alcune osservazioni, in realtà gli interrogativi sono molti e seri.
“Il vero problema è la trasparenza,” afferma Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy. “È fondamentale che gli utenti comprendano fino in fondo cosa sta accadendo ai loro dati. Anche se si parla di contenuti pubblici, il modo in cui questi vengono rielaborati da un’intelligenza artificiale può generare profili, analisi predittive e automatismi non sempre controllabili”.
Anche l’avvocato e docente di diritto della privacy Ginevra Cerrina Feroni sottolinea che “il consenso deve essere libero, specifico, informato. La semplice pubblicazione di contenuti non può essere interpretata come un assenso implicito a fini di addestramento IA. Serve un reale meccanismo opt-out chiaro ed efficace, accessibile a tutti.”
Meta assicura che ci sarà un modulo facile da compilare per opporsi all’uso dei propri dati. Ma c’è chi teme che l’accesso a questo modulo possa risultare poco visibile o complicato da raggiungere. “È una strategia nota: rendere teoricamente possibile il rifiuto, ma di fatto difficile da esercitare,” avverte il professor Stefano Quintarelli, esperto di regolamentazione digitale. “È l’illusione del controllo.”
In parallelo, oltreoceano, Meta è sotto processo a Washington per presunto comportamento anti-concorrenziale, a causa delle acquisizioni di Instagram e WhatsApp. Un’ombra pesante che si riflette anche sulla fiducia degli utenti.
La mia opinione personale? Questa mossa di Meta non lascia un buon sapore. L’idea che un algoritmo si nutra dei nostri contenuti pubblici, anche se teoricamente accessibili, crea un senso di invasione silenziosa. Un conto è condividere qualcosa con un pubblico umano. Un altro è offrire, consapevolmente o meno, materia prima a una macchina il cui scopo finale resta oscuro. Perchè dobbiamo nutrire le macchine con i nostri dati? Questa situazione porta la mia mente al film Matrix, in cui gli esseri umani servivano solo per nutrire le macchine , la nostra essenza vitale era il loro nutrimento. Oggi capisco di più quel film, altro che fantascienza, una terribile realtà, in cui la nostra opinione tra l’altro non la chiede nessuno e per difenderci, ci viene dato in mano un modulo. Da trovare. Da capire. Da compilare. E poi chi ci garantisce che non useranno i nostri dati comunque?
L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha recentemente approvato un nuovo vaccino a mRNA autoreplicante contro il SARS-CoV-2.
A differenza dei vaccini mRNA “classici” (come quelli di Pfizer-BioNTech o Moderna), questo utilizza una tecnologia di autoamplificazione dell’RNA: una volta inoculato, il materiale genetico continua a replicarsi autonomamente all’interno delle cellule per un periodo prolungato, inducendo una produzione molto più estesa della proteina Spike. Il problema è proprio questo, la Spike, ad oggi, è stata oggetto di molteplici studi per i suoi effetti citotossici, infiammatori e pro-trombotici, soprattutto se presente in circolo in quantità significative e per periodi prolungati. Il nuovo vaccino, generando più Spike e più a lungo, preoccupa non poco parte del mondo medico e scientifico, infatti il suo utilizzo solleva pesanti interrogativi sulla sicurezza a medio e lungo termine, in assenza di dati esaustivi su biodistribuzione, durata della replicazione e rischio di eventi avversi sistemici.
A ciò si deve aggiungere la recente scoperta secondo la quale tracce di proteina Spike sarebbero state rilevate nei fluidi biologici (come latte materno, sudore, secrezioni salivari e sessuali), aprendo scenari ancora incerti sul potenziale effetto della trasmissibilità interumana non infettiva.
Dal punto di vista regolatorio, il nuovo prodotto entrerà automaticamente in commercio anche in Italia, salvo opposizione formale del governo entro il 23 aprile. Una finestra temporale strettissima, durante la quale il dibattito scientifico e pubblico dovrebbe focalizzarsi su una domanda cruciale: è davvero prudente autorizzare una tecnologia vaccinale che amplifica la produzione della proteina Spike, proprio quella su cui oggi gravano i maggiori sospetti di tossicità?
Gli studi accumulati in questi anni parlano chiaro: la Spike non è una semplice “chiave d’ingresso” del virus, ma una proteina bioattiva capace di attraversare la barriera ematoencefalica, indurre infiammazioni sistemiche e, soprattutto, provocare miocarditi e pericarditi, con particolare incidenza nei soggetti giovani e sani, in età adolescenziale e post-adolescenziale. Le stesse autorità sanitarie – EMA, CDC, FDA – hanno dovuto riconoscere il rischio, sia pure con timidezza, e rivedere le raccomandazioni per alcune fasce d’età.
In questo contesto, autorizzare un vaccino che autonomamente prolunga e amplifica l’espressione della Spike, senza sapere con esattezza per quanto tempo e dove si distribuisca nel corpo, non è solo imprudente: è un salto nel buio, quella della morte.
C’è da chiedersi come mai non bastino già i dati accumulati sugli effetti avversi per imporre una ritirata strategica da questa tecnologia. Di certo, continuare su questa strada significa ignorare il principio di precauzione, fondamento non negoziabile per una medicina etica e responsabile. In gioco, oggi, non è più solo la protezione dal virus- sempre sia mai stata in gioco – ma la fiducia stessa nella scienza e nelle istituzioni che la rappresentano , una fiducia già gravemente tradita. Che questo ultimo vaccino ne rappresenti il colpo mortale?
Non è chiaro affatto quale fosse il messaggio che l’Unione Europea voleva mandare ma di certo è chiaro il risultato che ha ottenuto: una sceneggiata ridicola, tragicomica se non fosse grave, decisamente grave per modalità e toni assunti.
Sì mi sto riferendo al video della Commissaria Hadja Lahbib, che ha diffuso un video grottesco dal titolo: “Cosa c’è nella mia borsa? Edizione sopravvivenza”. Un coltellino, una torcia, dei fiammiferi, medicine, contanti, questo l’elenco di cosa mettere nello zaino, fatto dalla commissaria, il tutto come fosse uno scherzo con tanto di musichetta alla Stanlio e Ollio in sottofondo. Quanto agli oggetti sarebbero, per la commissaria, strumenti che permetterebbero ai cittadini di sopravvivere in caso di guerra nucleare per 72 ore. A volte la stupidità è senza limiti, verrebbe da pensare. E lo hanno pensato in molti in tutta Europa.
Infatti l’assurdità della scena per fortuna non è passata inosservata, i più lucidi tra i giornalisti come Marco Travaglio a politici ancora non anestetizzati dal potere sono intervenuti. Il primo a nord est a smascherare l’inadeguatezza di questa scenetta è stato l’eurodeputato Alessandro Ciriani, che sui suoi canali social, ha denunciato il carattere surreale e allarmistico della comunicazione europea. “Una trovata che trasuda ansia e allarmismo puro, mentre la Commissione spinge l’idea di un’Europa sull’orlo del collasso.” E ancora “Se quanto presentato è il lavoro della Commissaria responsabile della preparazione e della gestione delle crisi, da Friulano mi sento di affermare che tutto ciò deturpa lo spirito e le intenzioni che hanno invece originato la protezione civile post-terremoto nel 1976 in Friuli Venezia Giulia, un’iniziativa che doveva essere un simbolo di preparazione razionale e solidarietà, non di panico e paura infondate.”
L’onorevole avrebbe potuto visto quanto sta accadendo però chiedere anche lumi dei soldi, immagino pubblici, spesi dalla commissaria per un video così ridicolo. Magari è ancora in tempo.
Claudio Borghi intervistato da Radio Radio subito confessa invece che a vedere queste cose “Mi verrebbe voglia di andare a Bruxelles con un martello pneumatico” e buttar giù tutto. Nel suo piccolo anche Roberto Saviano interviene. In 15 minuti di pura noia, sottolineata dalle pose da grande pensatore, cadenzando una parola ogni 5 minuti, con tutta la sua buona volontà, pare abbia notato solo il contrasto tra la gravità del messaggio e la musichetta allegra in sottofondo mentre non si è accorto affatto delle ridicole indicazioni fornite dalla commissaria, non ha notato proprio nulla. E non ce ne meravigliamo.
Per fortuna sul punto, con il pragmatismo che lo contraddistingue, il Generale Roberto Vannacci, direttamente da Strasburgo, durante una seduta plenaria, ha fatto sentire la sua voce con un intervento fuor di metafora, in cui frase dopo frase ha infatti smontato l’idea ( decisamente cretina questo lo dico io) di un’Europa che vorrebbe proteggere i cittadini con uno zainetto d’emergenza delle giovani marmotte mentre , e qui sono le parole di Vannacci, milioni di persone lottano (davvero) per pagare le bollette e riempire il frigorifero. Persone che sì scappano, ha detto, ma da saccheggiatori, molestatori, stupratori, in gran parte immigrati clandestini che “a causa vostra -ha sottolineato- hanno iniziato a fare le scorrerie in Europa” e ancora ha aggiunto , dobbiamo “allenarci a sopportare il freddo perché l’energia costa sempre di più”. E ha chiuso guardando la commissaria Hadja Lahbib seduta a due passi da lui, dicendole, “tenetevi le vostre armi e i vostri zainetti e se volete fare qualcosa di buono sparite”. Come dargli torto?
Del resto l’Unione Europea si comporta sempre più come un capitano ubriaco marcio che dopo aver portato la nave alla deriva, ora, mentre affonda, ridacchiando e barcollando, distribuisce ai passeggeri ridicoli kit di emergenza.
La verità, a mio parere, è che l’unica vera catastrofe a cui stiamo assistendo è quella di un’Europa che ha perso sia la ragione che la rotta, sempre ammesso che vi sia mai stato un momento in cui avesse l’una e l’altra.
Marianna Maiorino, giornalista, saggista e ricercatrice, autrice de“Il canto dell’arcobaleno: la sinestesia”,ti condurrà in un viaggio straordinario tra scienza e antichi saperi, là dove il visibile si intreccia con l’invisibile e il pensiero stesso diventa potere. Ad aprire il varco, come nei suoi seminari, sarà il misterioso Ermete Trismegisto, l’Iniziato per eccellenza, il Custode di un sapere ancestrale che riecheggia da oltre 5000 anni in ogni cultura con nomi diversi. Quali segreti sulla natura della realtà ci ha lasciato? Quali connessioni nascoste legano le leggi della fisica quantistica alla saggezza dei tempi antichi?
Attraverso un dialogo tra scienza e tradizione esoterica, la relatrice condividerà le sue ricerche e ti guiderà nell’esplorazione profonda dell’energia nelle sue molteplici forme, svelando i legami tra frequenze, vibrazione e coscienza. Dalla medicina quantistica al potere trasformativo del pensiero, preparati a mettere in discussione ciò che credi possibile. Perché la realtà, forse, è molto più malleabile di quanto immagini.
“Siamo dotati di un computer quantistico straordinario: la mente umana.
Impariamo ad usarlo consapevolmente.” – Marianna Maiorino
Il seminario si divide in due parti : 🔹 Parte Teorica – Dalla saggezza antica alla fisica quantistica: il dialogo tra scienza e spiritualità. 🔹 Parte Pratica – Tecniche ed esercizi per dominare la mente, trasformare le emozioni e progettare la propria realtà.
I due filmati prodotti dall’emittente “Russia Today”, dal titolo “I bambini del Donbass” e “Maidan. La strada verso la guerra”, promossi da “Insieme Liberi, Liberi Elettori-Io amo Udine” e altri soggetti, hanno scatenato la reazione del Partito Democratico. Tanto da spingere la deputata Debora Serracchiani, per la quale evidentemente i cittadini italiani non hanno problemi più urgenti, a chiedere la loro censura. L’obiettivo? Impedire ai cittadini del Friuli Venezia Giulia di assistere alle proiezioni, nonostante il sold out. “L’inquisizione non si ferma”, ha commentato Ugo Rossi, uno degli organizzatori. La Serracchiani infatti ha chiesto al Governo italiano “il divieto assoluto di trasmissione dei programmi in qualunque forma e contesto”, affinché la misura si applicasse non solo all’evento di Udine, ma anche ad altre proiezioni simili in futuro. In altre parole: censura, censura, censura.
Il fulcro della sua richiesta? Il fatto che i documentari provengano da Russia Today, un’emittente filorussa considerata dall’Unione Europea un organo di propaganda. Mi sorge spontanea una domanda : se in Italia volessimo eliminare tutti i media che fanno propaganda, cosa resterebbe del panorama informativo italiano? Nel video la mia risposta.
A me hanno insegnato, che la democrazia si fonda sul confronto. Censurare un film, un libro, una voce scomoda – che sia parziale o imparziale – non significa né difendere la verità, né aiutarla a emergere. Significa solo imporre un controllo sulle idee e sulle opinioni.
Ora il Partito Democratico, lo stesso che ha imposto la vaccinazione con il ricatto nonostante l’Europa raccomandasse di non discriminare chi sceglieva di non vaccinarsi, lo stesso che ha chiuso in casa le persone senza motivo, causando danni psicologici evidenti nei giovani, vorrebbe decidere anche quali documentari possiamo guardare?
Per fortuna, il Governo italiano, non ha dato minimamente retta alla deputata Serracchiani: il documentario è stato proiettato con grande successo di pubblico, anzi 100 persone non hanno potuto accedere alla sala per raggiunti limiti di capienza.
Mi chiedo però: quale sarà il prossimo passo del cosiddetto partito “democratico”? Vieterà i libri? I film? I fumetti? O, censurerà la proprietà privata e il diritto d’impresa, come suggerito dal Manifesto di Ventotene che tanto difendono?
Non si combatte la propaganda con la censura. Si combatte con la conoscenza, con il pensiero critico, con il confronto. Se la democrazia nasce dalla libertà di espressione, anche quando le idee ci disturbano, i regimi, invece, nascono dalla censura. E fa riflettere che il Partito Democratico sembri dimenticarlo.
E la storia insegna che ogni regime è iniziato con il rogo dei libri ed è finito con il crollo della propria arroganza. Se un’idea è falsa, la si smonta con gli argomenti, non con i divieti. Chi teme il confronto non difende la verità, difende solo il proprio potere. Ad Maiora !
Domanda: Come mai i cittadini dovrebbero essere considerati capaci di votare, ma al tempo stesso incapaci di guardare un documentario senza farsi manipolare?
Manifesti “no vax” (così li definiscono i vari giornali e mezzi di informazione), sono comparsi in diverse zone di Trieste, suscitando l’indignazione del Partito Democratico (PD). Ma pensa un po’ proprio loro si indignano. Nello specifico, la segretaria regionale del PD Friuli Venezia Giulia, Caterina Conti, e la segretaria provinciale del PD di Trieste, Maria Luisa Paglia, hanno condannato le affissioni, esprimendo preoccupazione per il “messaggio disinformativo che, a loro dire, rischia di minare la fiducia nella scienza e nei vaccini”. Ma cosa sfugge a queste esponenti politiche? La fiducia nei vaccini è stata compromessa principalmente dalle reazioni avverse e dall’atteggiamento autoritario, antidemocratico e antiscientifico adottato dai governi Conte e Draghi. E adesso, a fronte di richieste di spiegazioni, e indagini, preferendo la via facile, si affrettano a condannare chi chiede approfondimenti e chi esprime opinioni diverse dalle loro. Invece di impegnarsi a fare chiarezza sulle morti improvvise che stanno colpendo molti giovani e partecipare quindi a scrivere la verità, preferiscono condannare chi legittimamente chiede delle indagini. Gli attaccano la targhetta di “no vax” e si tolgono il problema di dare delle risposte. Beh non funziona così signore che usate un aggettivo per qualificare il vostro partito, ignorandone le applicazioni pratiche.
A fronte di tutte le morti improvvise a cui stiamo assistendo quotidianamente, in particolare di giovani è fondamentale e serio promuovere ricerche approfondite e autopsie (vere) per comprendere quanto le morti improvvise, gli ictus e gli altri eventi avversi siano riconducibili (o meno) ai vaccini a mRNA. Solo attraverso un’analisi trasparente e scientifica potremmo ristabilire la fiducia nella medicina e garantire la sicurezza della popolazione. Solo con la verità ricostruiremo la fiducia. Anche perchè, ma forse alle esponenti pd è sfuggito, o considerano troppo da no vax avere dei dubbi e porsi delle domande, ma qualunque sia la causa alle signore è sfuggito, che anche le autorità sanitarie hanno riconosciuto i rischi associati ai vaccini a mRNA. Ad esempio, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha evidenziato il rischio e ammesso le morti a causa di miocardite e pericardite dopo la somministrazione dei vaccini Comirnaty e Spikevax, soprattutto nei giovani maschi dopo la seconda dose. Paesi come Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia hanno sospeso l’uso del vaccino Moderna per determinate fasce d’età a causa di preoccupazioni legate a infiammazioni cardiache. E ancora , sono stati segnalati casi di tiroidite subacuta e sindrome di Guillain-Barré, in seguito alla vaccinazione con vaccini a mRNA. Senza parlare dei danni fatti da Astrazeca, non a caso tolto dal commercio. La letteratura scientifica poi, è inabissata di studi che concludono affermando la cancerogenicità dei vaccini, e i danni al sistema immunitario, danni all’udito e alla vista. Di questo le signore non si indignano? Non sarebbe forse più serio e responsabile avviare una campagna di sorveglianza continua e di studi approfonditi per accertare concretamente e nel tempo la sicurezza dei vaccini?
Sarebbe essenziale invece che le istituzioni sanitarie e politiche collaborassero per monitorare e valutare attentamente le reazioni avverse, fornendo supporto alle persone colpite e garantendo una comunicazione trasparente con il pubblico. Come mai i politici come queste signore non menzionano mai, le persone che hanno perso la vita a causa della vaccinazione o quelle che hanno perso la salute? Non comoda? Tante o poche che siano queste persone affidandosi alla scienza hanno perso le cose più importanti che un essere umano può avere: la vita e la salute. Possibile che nessun politico abbia il coraggio di dedicare loro una parola? Dov’è l’empatia di cui si riempiono tanto la bocca in campagna elettorale? Dopo sinergia e resilienza oggi la moda impone, a parole si intende, l’empatia. Ma sanno almeno cos’è?
A mio avviso, solo attraverso un approccio basato sulla scienza, quella vera, onesta, che ha il coraggio, quando è il caso, di ammettere i propri errori e correggersi, e sulla capacità di sentire e comprendere le difficoltà e le esigenze degli altri, potremmo affrontare le preoccupazioni legate alle vaccinazione, e a una sanità che fa acqua da tutte le parti. Chi fa politica dovrebbe saper ascoltare e dare risposte serie. Dovrebbe.
La Corte dei conti europea ha bocciato senza appello la gestione dei fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF), il mastodontico piano da 650 miliardi di euro concepito per aiutare i Paesi membri dell’Unione a uscire dalla crisi pandemica. Ma anziché rappresentare un’opportunità di rilancio economico, questo flusso di denaro si è trasformato in un colossale fallimento burocratico, caratterizzato da ritardi, inefficienze e mancanza di controlli adeguati.
Un sistema fuori controllo
Secondo la relazione speciale pubblicata dalla Corte dei conti europea, la gestione del RRF ha rivelato le solite lacune strutturali dell’UE, incapace di monitorare in modo efficace l’uso dei fondi. Gli Stati membri hanno spesso disperso le risorse in progetti mal concepiti, senza reali benefici per la ripresa economica. Il quadro di controllo, che avrebbe dovuto garantire la trasparenza nell’allocazione delle risorse, è inefficace e lacunoso, lasciando spazio a sprechi, inefficienze e, potenzialmente, anche a frodi.
Il fallimento della ripresa post-Covid
L’obiettivo del RRF era chiaro: rilanciare l’economia dopo la drammatica crisi del Covid. Ma il bilancio è impietoso. I ritardi accumulati hanno impedito un impatto tempestivo, mentre le politiche di spesa si sono rivelate disorganizzate e incoerenti. Invece di stimolare la crescita e il lavoro, molti fondi sono rimasti bloccati nelle pastoie burocratiche, alimentando un sistema che sembra più funzionale agli interessi delle lobby che a quelli dei cittadini.
UE e lobby: un matrimonio indissolubile
Ancora una volta, Bruxelles dimostra di essere una macchina burocratica più attenta agli interessi delle grandi lobby finanziarie e industriali che al benessere delle persone. Chi ha davvero beneficiato di questi fondi? Sicuramente grandi aziende, consulenze e gruppi di pressione, mentre le piccole e medie imprese, cuore dell’economia reale, hanno ricevuto solo briciole.
La solita Europa, i soliti sprechi
Questo ennesimo scandalo finanziario conferma un’amara realtà: l’UE è incapace di gestire in modo efficace le proprie risorse. Ogni crisi diventa il pretesto per creare fondi miliardari, gestiti con poca trasparenza e indirizzati verso interessi specifici anziché verso le reali necessità dei cittadini. Il Recovery Fund, che doveva essere la risposta alla crisi, si è trasformato nell’ennesima occasione sprecata.
Ora, la domanda è: chi pagherà per questi errori? La risposta, purtroppo, è sempre la stessa: i cittadini europei.
Ma tranquilli che non e’ finita perché la prossima mossa di Von der Leyen e dei suoi sostenitori lobbisti e’ già in essere: riarmo e creazione di un esercito europeo. Con quali soldi vi chiederete? Bene, ascoltatemi, avete uno specchio in casa? Cercatelo guardatelo e avrete la vostra risposta .. Ad Maiora
Spese dell’OMS in Africa: Il senatore Borghi, evidenzia intervenendo nella trasmissione “l’Aria che tira” in onda La7 che l’OMS ha speso 45 milioni di euro in Africa per medicine e attrezzature, una cifra che ha paragonato al bilancio del comune di Urbino per contestualizzare l’entità della spesa. Mentre, sottolinea il senatore, quanto a viaggi la spesa è stata ben superiore, pari a 53 milioni di euro, una discrepanza evidente. E ancora punta l’attenzione sugli stipendi in merito ai quali il senatore ha affermato che lo stipendio medio dei dipendenti dell’OMS è di 120.000 euro netti, cifra che include sia gli impiegati che i dirigenti. A fronte di queste valutazione Borghi ha criticato l’OMS definendola un “carrozzone” e ha suggerito che l’Italia dovrebbe considerare di interrompere i finanziamenti all’organizzazione, destinando invece quei fondi al sistema sanitario nazionale.