La gatta


Racconto

Ivo era in coda, alcune auto lo precedevano e lui aveva fretta, aveva i colloqui coi genitori. Tamburellava l’indice sul volante nell’attesa che la lentezza altrui prendesse varie direzioni, pensava ai ragazzi, al loro rendimento: era sempre peggio, ogni anno peggio e cercava una soluzione, un modo per svegliare in loro il valore del sapere, era convinto fosse qualcosa di innato, ma forse sbagliava e non se ne dava pace.
Forse Lia aveva ragione. Forse la sua scelta era quella giusta.
Lo sguardo si spostò a destra, nello specchietto e per terra, ai piedi del marciapiede, vide un micio accovacciato, pensò, che strano, non ha la posa di un gatto morto sembra stia dormendo; lo sguardo rimase immobile, l’auto lentamente procedeva e lui si ripeteva che quella posa non era da gatto morto.

Mise la freccia e accostò più che poté. Un clacson iniziò a suonare nervosamente, il solito che ha fretta di andare a fare in culo, pensò mentre aveva già i piedi sull’asfalto. Si diresse verso la bestiola, si chinò, la chiamò schioccando le labbra. Il musetto tumefatto si alzò appena e iniziò a emettere un miagolio sottile, una straziante richiesta d’aiuto proveniva da quella creatura già ricoperta da larve e parassiti mentre un occhio penzolava sporco di sangue e asfalto. Era viva. “Dio mio, come sei ridotta, tieni duro piccola”; Ivo prese il plaid nel baule, vi avvolse la bestiola l’adagiò sul sedile è partì alla ricerca di un veterinario.

Ivo arrivò in ritardo. Aprì di scatto la porta per entrare in sala riunioni e gli si fece incontro una donna strizzata nei jeans.
– Professor Vinci, è mezz’ora che aspetto di parlare con lei…- Tratteneva ogni sillaba tra le labbra nuove di botox.
– Eccomi qui tutto per lei.
-Sono la mamma di Matteo.
Ivo fece un sospiro profondo: -Signora, suo figlio mi preoccupa, è sempre distratto, parla in continuazione, ha sempre un sacco di cose da comunicare a tutti fuorché a me quando lo interrogo.
-Matteo mi dice che parla di cose di scuola, quindi?
Ecco un altro avvocato che invoca l’innocenza del cliente pluripregiudicato, pensò Ivo.
-Dice così? Io non ne sarei così sicuro. A meno che, anche lei, non pensi che le ghiandole mammarie della vicina di banco siano un argomento scolastico…
I colloqui si trascinarono per un paio d’ore, poi Ivo si rimise in auto direzione casa quando il telefono squillò, finalmente Lia! pensò.
“Ciao Ivo! Come stai? E’ tutto pronto sai, domani I fly away!”. Era felice, aveva trovato lavoro a Londra, “una cosa incredibile” sottolineava lei quando raccontava la storia, e rideva sempre sulla parola incredibile, in Italia del resto non le era mai capitato. Aveva mandato un curriculum, solo uno, quasi per scherzo, e le avevano risposto. La chiamarono, le fecero il colloquio e, ancora più incredibile, l’assunsero.
“Ma non sai che bello è sentirti così felice!” le disse Ivo.
“Si, lo sono e lo sarò di più quando anche tu ti trasferirai a Londra. Manda qualche curriculum, lì li leggono, che fai in questo paese senza speranze!”.
Ivo non voleva affrontare ancora quel discorso, ne avevano parlato già mille volte, lui non se la sentiva, i genitori erano anziani, il padre malato, troppo difficile fregarsene e andar via, anzi impossibile.
Così, spostò la conversazione raccontandole della bestiola: “Sai che ho trovato una gatta mezza morta per strada?”.
Lia amava i gatti e lui sapeva che così l’avrebbe distratta.
“L’hai salvata vero? L’hai portata da un veterinario vero? Hai visto lo stronzo che l’ha investita vero?”.
“Calmati!” la interruppe Ivo “Sono anche arrivato tardi ai colloqui per quella micia. Il veterinario dice che è messa male, ha perso un occhio e anche con l’altro pare non veda bene, era incinta, ha perso i cuccioli ma sopravvivrà; non so come, dovevi vederla!”.
“Poverina…”, sussurrò Lia dolcemente, “Ma che fai? La porti in un gattile? A chi la dai?”.
Ivo non c’aveva ancora pensato e meravigliandosi lui stesso delle parole che gli uscirono dalla bocca disse di getto: “Provo a tenerla, non sarà facile visto come l’hanno ridotta ma ci voglio provare. Devo ancora darle un nome, qualche suggerimento?”.
Un attimo di silenzio e poi Lia col suo tono impertinente disse: “Chiamala Italia!” e rise.

Marianna Maiorino