Vaccinare donne in gravidanza: dai diari segreti di Fauci le verità nascoste.

Ancora una volta la propaganda calpesta la vita.

L’argomento l’ho già affrontato in questo blog nel 2023 grazie all’intervento del Prof. Stocco, ex dirigente di Big Pharma, che, dati alla mano (qui il link), faceva notare che il Comitato degli ostetrici dell’Istituto Superiore di Sanità affermava che la vaccinazione delle donne incinte fosse necessaria ma a motivare questa conclusione, un ragionamento decisamente assurdo. Il comitato infatti si brandiva di uno studio che evidenziava che lo 0,09 per mille delle donne in gravidanza, a causa del COVID-19, aveva avuto bisogno di un ricovero in terapia intensiva. Notate bene dicono un ricovero, non che è morta una donna, ha avuto solo bisogno di un ricovero. Una donna ogni 11.000 . Quindi, questo comitato ha deciso che al fine di evitare un ricovero (UNO), ogni 11.000 ha consigliato di vaccinare 11.000 donne incinte, nonostante, come ha ricordato lo stesso Comitato, non vi fossero i trial clinici! Non voi fossero cioè studi, non vi fossero certezze della sicurezza e per le donne e per il loro bimbo.

Questo lo riportavo già nel 2023 e ancor prima medici e scienziati mettevano in guardia rispetto alla pericolosità di inoculare le donne in gravidanza con un siero sperimentale. E arriviamo al presente. Negli USA sono stati pubblicati i diari segreti, nonché tutta la corrispondenza, di Anthony Fauci che, per chi non se lo ricordasse, nel 2020 è divenuto uno dei volti più importanti nella lotta al virus SARS-CoV-2, tanto da essere stato chiamato dal presidente Donald Trump a far parte della task force dedicata ad affrontare l’emergenza. E nel gennaio del 2021, il neo presidente Joe Biden, lo ha nominato consigliere medico capo, carica che ha mantenuto fino alla fine del 2022.

In un recentissimo articolo firmato dalla giornalista scientifica Maryanne Demasi sono stati analizzati alcuni documenti, scambi privati di messaggi e dati analitici relativi alle raccomandazioni sui vaccini a mRNA per le donne in gravidanza. Leggendo la ricostruzione emerge una frattura profonda tra ciò che le autorità sanitarie e le aziende sapevano e si confessavano a porte chiuse e la narrativa propagandistica invece somministrata scientemente al pubblico. Insomma mentivano e sapevano di farlo.

Nel gennaio 2021, ad esempio, mentre le istituzioni promuovevano la vaccinazione di massa, Anthony Fauci, la direttrice del CDC Rochelle Walensky e il Surgeon General Vivek Murthy ammettevano privatamente che le forti reazioni immunitarie (febbri e tempeste citochiniche) causate dalla seconda dose avrebbero potuto innescare aborti spontanei nel primo trimestre.

A questo si sono aggiunti rapidamente i dati di Drew Weissman (pioniere della tecnologia a mRNA) e i successivi studi sui modelli animali: le nanoparticelle lipidiche oltrepassavano la barriera placentare in pochissimo tempo, accumulandosi nei tessuti fetali e nel liquido amniotico. Perfino nei test di tossicità riproduttiva di Pfizer si era registrato un tasso di perdita pre-impianto del 9,77% nei ratti vaccinati contro il 4,09% dei controlli (dato liquidato da Pfizer come “privo di rilevanza”).

Una superficialità che a mio avviso atterrisce: come si fa a bollare come “irrilevante” o “solo teorico” un meccanismo biologico di potenziale attraversamento placentare quando si parla di donne incinte? Il principio di precauzione — da sempre colonna portante della medicina ostetrica — è stato letteralmente stracciato. Un atteggiamento del genere dimostra come la fretta di somministrare (o vendere) dosi abbia superato qualsiasi elemento di prudenza, mettendo a rischio diretto sia le madri sia i nascituri.

Per rassicurare (e soprattutto persuadere) l’opinione pubblica, nell’aprile 2021 il New England Journal of Medicine pubblicò uno studio guidato da Tom Shimabukuro (CDC), che stimava un tasso di aborto spontaneo del 12,6%, perfettamente nella norma. Peccato che il calcolo fosse inficiato da un errore metodologico grossolano e, aggiungo, gravissimo: nel denominatore di 827 donne, ben 700 avevano ricevuto la prima dose nel terzo trimestre, quando la finestra temporale per un aborto spontaneo (entro la 20ª settimana) era già ampiamente passata. Mesi dopo, la rivista fu costretta a pubblicare una correzione formale ritirando quel dato, ammettendo che mancavano le informazioni per stimare il rischio reale. Ma ormai il danno era fatto e le campagne vaccinali erano partite a pieno regime — e “regime” è il termine esatto, in tutti i sensi.

Questa non è stata una semplice “svista”, ma una colposa superficialità metodologica. Hanno costruito la “sicurezza” su un denominatore falsato dal punto di vista statistico, pur di dare alle stampe un “bollino di garanzia”: questa è una responsabilità grave. Tra l’altro, ricordo che alle donne incinte prima del COVID-19 posto che nel loro corpo si stava creando una nuova vita, era sconsigliata anche la tinta per i capelli. Come si è passati da questa comprensibile prudenza a imporre un siero genico a mRNA, sperimentale?

Fortunatamente ci sono state, nonostante gli ostacoli, ricerche indipendenti e analisi mirate che hanno denunciato e alla fine permesso ai nodi di venire al pettine, anche se nessun media ne parla, anche se i danni sono già stati fatti.

  • Lo studio israeliano (Guetzkow et al.): Su 226.000 gravidanze, nella fascia di vaccinazione tra l’8ª e la 13ª settimana si sono registrate 13 perdite ogni 100 gravidanze contro le 9 attese dal modello (4 aborti in più ogni 100 donne).
  • Le malformazioni congenite: Analizzando i dati del registro V-safe del CDC per le prime 14 settimane, sei malformazioni embrionali considerate cumulativamente mostravano un tasso quasi raddoppiato dopo la vaccinazione precoce (0,94% contro 0,49%). Il CDC ha però scelto di analizzarle singolarmente per dire che nessuna era “statisticamente significativa” da sola.
  • Le segnalazioni sul campo: Medici e ginecologi (come la dott.ssa Kimberly Biss) hanno testimoniato aumenti anomali di aborti spontanei nella propria pratica clinica tra il 2021 e il 2022, chiedendo indagini immediate che sono state regolarmente ignorate.

La tecnica di “spacchettare” i dati per diluire i segnali d’allarme e nascondersi dietro la mancanza di significatività dei singoli eventi è un trucco statistico agghiacciante. Di fronte alle osservazioni sul campo, alle opinioni divergenti e preoccupate di molti medici e scienziati e nonostante gli aumenti evidenti delle complicanze, l’imperativo è stato solo uno: minimizzare per non fermare la macchina della distribuzione commerciale.

Pfizer aveva l’obbligo e l’opportunità di fare chiarezza lanciando uno studio clinico randomizzato sulle donne in gravidanza. Il target prevedeva 4.000 partecipanti; ne sono state reclutate appena 348 e lo studio è stato interrotto prematuramente. Inoltre, le partecipanti sono state reclutate solo tra la 24ª e la 34ª settimana, lasciando del tutto scoperte le risposte sul primo trimestre. Un caso? Non credo, anche perché quello di interrompere gli studi pare sia un vizio di Pfizer. Lo stesso studio iniziale sull’efficacia dei vaccini è stato interrotto vaccinando tutti, anche il gruppo di controllo!!

Ritornando al caso delle donne incinte, nonostante la ridotta platea, nei neonati del gruppo vaccinato si è registrato comunque un rischio 4,1 volte maggiore di anomalie e ritardi dello sviluppo rispetto al gruppo placebo (5,1% vs 1,3%, p = 0,049).

Uno studio clinico condotto male, interrotto prima del tempo e impostato in modo da non valutare la fase di massimo rischio (il primo trimestre), dimostra una totale assenza di volontà nel cercare la verità. Significa preferire tutelare il mercato piuttosto che tutelare la salute pubblica.

Eppure tutto ciò è stato etichettato come scienza! “Dovete credere alla scienza!!” Quante volte l’abbiamo sentito? Ebbene, siete sicuri sia questa la scienza a cui volete credere?

Invece di applicare il principio di precauzione di fronte a farmaci nuovi e a dati incerti, le istituzioni e i colossi farmaceutici hanno preferito spingere comunque per una somministrazione universale, nascondendo dubbi, dati e studi. Evitando il confronto. Imbavagliando il dissenso. Arrivando a radiare i medici che si opponevano a fronte delle ricerche indipendenti che studiavano e valutavano. Arrivando a imbavagliare scienziati, e a insultare premi Nobel. A perseguitare senza scrupoli chiunque cercasse di far emergere la verità.

Ripeto: è davvero questa la scienza a cui volete credere??

Per contestualizzare ulteriormente, ricordo che la stessa “scienza” , già negli ’50 faceva fare le pubblicità ai medici e consigliava a chiunque di fumare adducendo che: a) facesse bene ai denti; b) facesse bene alle donne incinte; c) facesse bene al feto; d) impedisse le nausee; e) togliesse lo stress. La Philip Morris, ad esempio, affermava attraverso le sue pubblicità che la tosse di 3 fumatori su 4 migliorava passando a Philip Morris; Negli anni 60 il consumo delle Chesterfield era consigliato caldamente dall’attore Ronald Reagan, che sarebbe poi diventato nell’81 Presidente degli Stati Uniti.

E non solo: ci sarebbero da citare mille altri casi, dal Talidomide (sapevano delle malformazioni ma non lo hanno tolto dal mercato) al Fentanyl, l’OxyContin e l’Ozempic. Motivo principale di questo abominio? I soldi. Il guadagno stratosferico per le case farmaceutiche.

COme vedete la storia cambia, i prodotti cambiano. Ma la logica di profitto che calpesta la prudenza resta esattamente la stessa: ieri erano le sigarette o il Talidomide, oggi sono i sieri genici imposti con dati falsati o insabbiati. Il copione non si smentisce mai: prima l’interesse economico, poi la propaganda, infine il silenzio sulle vittime. Quanti altri scandali serviranno prima che la gente capisca ?

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