Immagine del virus Sars Cov 2
Immagine molecola di N-Acetilcisteina (NAC) uno dei rimedi contro Covid19. Gli altri sono: antinfiammatori, cortisonici, anticorpi monoclonali.

Biontech ha scritto questa frase in un testo destinato all’agenzia americana SEC (Securities and Exchange Commission) che ha una missione divisa in tre parti: “proteggere gli investitori, mantenere mercati equi, ordinati ed efficienti, facilitare la formazione di capitale”. Biontech si è rivolta a Sec per essere protetta, per garantire i suoi investitori o per ottenere più forza sul mercato o qualcosa di simile? Ipotizziamo sia così. Alcuni quotidiani italiani hanno riportato la frase di Biontech scrivendo che si tratta di una confessione e questo ritengo anche perché, oltre a dire “non siamo sicuri di dimostrare efficacia e sicurezza del nuovo vaccino Pfizer per ottenere l’approvazione permanente etc etc- Biontech aggiunge: “La successiva scoperta di problemi precedentemente non rilevati potrebbe influire negativamente sulla vendita commerciale del prodotto, portare a restrizioni o al ritiro del prodotto dal mercato”.

Stando ai fact checker i quotidiani italiani cui abbiamo fatto riferimento sopra avrebbero tolto dal contesto originario la frase di Biontech determinando un travisamento del suo significato. Biontech non stava parlando in termini sanitari, affermano, ma in termini economici; stava interloquendo con un ente che si pone come scopo di proteggere gli investitori, il prodotto sul mercato, o cose simili. Bene. Quindi fatemi capire: il prodotto sarebbe assolutamente sicuro per inoculare da un punto di vista sanitario milioni di persone in giro per il mondo, ma se stiamo parlando di dare garanzie a investitori allora no? Il prodotto non è più così sicuro? Questa interpretazione è a dir poco assurda. Quanto al fatto di essere stata estrapolata dal contesto neanche questa è un affermazione, a mio avviso accettabile, perché il contesto è comunque quello delle reazioni avverse sempre maggiori e di studi autorevoli pubblicati in riviste specializzate che stanno facendo emergere la pericolosità dei vaccini a mRNA. Mi spiego. Innanzitutto, come ha riportato anche l’AIFA nel documento reso pubblico il 16.03.21, i sieri per ottenere l’autorizzazione permanente al commercio dovranno entro il 31.12.2023 presentare “il report finale dello studio clinico per lo studio cieco Vac31518cov3001, randomizzato, controllato con placebo”. Ergo sino al 31.12.2023 i sieri sono sperimentali, perché se l’Iter non è completato e se hanno ottenuto un’autorizzazione condizionata vuol dire che manca un pezzo agli studi scientifici. Cosa mancava? Ad esempio i sieri non erano stati testati in presenza di diverse malattie quali ad esempio quelle tiroidee e poco e niente sono stati testati sulle donne come ha affermato la stessa dott.ssa Antonella Viola quando ha dichiarato (vd. La Repubblica del 10.03.22) che solo il 4% degli studi sui vaccini covid avevano analizzato le variabili di sesso e genere con la conseguenza che il 71% delle reazioni avverse stanno colpendo le donne. Mentre tra quelli pubblicati su riviste scientifiche, solo il 17,8 per cento aveva effettuato delle analisi dei dati distinte per sesso. «Quest’ultimo è un punto particolarmente importante» ha detto la dott.ssa  Viola e ha aggiunto «Infatti, se oggi la maggior parte degli studi clinici include le donne, le successive analisi di efficacia e tossicità non vengono ancora gestite in modo separato per i due sessi. Una mancanza gravissima. Soprattutto nel caso del Covid, che mostra chiarissime differenze di gravità tra uomini e donne».

Va da sé, altro aspetto molto grave, che i sieri non erano stati testati nemmeno  sulle donne in gravidanza. E se andiamo indietro nel tempo nelle schede tecniche dei vaccini  all’inizio delle somministrazioni non erano riportate come reazioni avverse nemmeno le pericarditi, miocarditi, epatiti etc etc che adesso ci sono. Questo perché non erano stati testati sufficientemente. Possiamo tranquillamente dire che i vaccini sono stati testati direttamente sulla popolazione. In aggiunta, per decisione unilaterale della stessa Pfizer, dichiarata al momento della pubblicazione dello studio il 10 dicembre 2020 su The NEJoM, è stato eliminato per “ragioni etiche” il gruppo di controllo se pur questa costituisse una condizione sine qua non imposta dagli accordi.

Detto questo quindi cosa significa la frase :“Non siamo sicuri di dimostrare sufficientemente l’efficacia e la sicurezza necessarie per ottenere l’approvazione permanente del vaccino”? Provate a rileggere con calma. Ecco forse quella frase significa esattamente quello che riporta e cioè che il vaccino non è né così sicuro né così efficace come ci è stato detto. Altrimenti non ci sarebbe alcun dubbio da parte loro. E poco conta il fatto che stiano parlando con un ente che si occupa di investimenti economici, anzi, a maggior ragione se non sono sicuri di dimostrare sufficientemente l’efficacia e la sicurezza necessarie” per motivi economici, per motivi di investimenti, a maggior ragione non vedo come possano esserlo da un punto di vista sanitario anche perché un conto è far perdere un investimento economico a un partner e un altro è mettere in condizione di rischio, e rischio grave, la salute delle persone. Da qui l’aberrazione compiuta dal Governo italiano di obbligare per legge sanitari, insegnanti e forze dell’ordine alla vaccinazione con un prodotto di cui chi lo produce “non è sicuro di poter dimostrare sufficientemente né l’efficacia né la sicurezza, nemmeno dopo due anni di test sulla popolazione, come è stato abominevole renderlo obbligatorio di fatto dietro ricatto, obbligando cioè i lavoratori, restii per ovvie ragioni a sottoporsi al vaccino, a sborsare sino a 200 euro al mese per farsi i tamponi ogni 48 ore con tutti i problemi che quest’obbligo ha loro causato, non solo in termini economici ma anche sotto il profilo psicologico e sociale. E in più, nonostante si sottoponessero ai tamponi, che garantivano la negatività al sars cov 2, il Governo ha impedito loro l’ingresso in determinati luoghi, discriminandoli pesantemente rispetto agli altri esseri umani negando di fatto la socialità e questo  sulla base di un prodotto medico di cui non erano e non sono nemmeno oggi sicuri.

Ma facciamo un passo alla volta. Partiamo dall’efficacia dei sieri. Voi che state leggendo quante persone conoscete che anche con due dosi e soprattutto con tre dosi in corpo di vaccino  si sono ammalate di covid19? Quante? Io tantissime e immagino anche voi. Quindi convenite che non servirebbero studi per dimostrare questo fatto : è palese, “notorio” che il vaccino non è efficace perchè non previene la malattia. Ma non vi bastassero i fatti,  ci sono pure gli studi che dichiarano che già dopo tre mesi e pure dopo tre dosi, la possibilità di essere protetti, al massimo, arriva al 50%, che è pari al tiro della monetina. Eppure nelle loro schede tecniche trovate scritto : che il vaccino è “indicato per l’immunizzazione attiva per la prevenzione di COVID-19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2, in soggetti di età pari o superiore a 12 anni”.  Mentono sapendo di mentire perché ben che ti vada il vaccino ti protegge dopo tre mesi al 41% con  2 dosi e al 50% dopo tre dosi. Ecco perché i geni che abbiamo al governo propongono di sottoporre a vaccinazione ogni 4 mesi le persone. Senza considerare minimamente il fatto che gli effetti avversi aumentano all’aumentare delle dosi. Dimostrando quindi totale mancanza di rispetto per la salute al punto che viene il dubbio che questa gente, il vaccino, se lo sia davvero fatto. Bene. Chiarito il punto sull’inefficacia del vaccino, passiamo ora alla sicurezza dei sieri.

Ricordate la frase “Non siamo sicuri di dimostrare sufficientemente l’efficacia e la sicurezza necessarie per ottenere l’approvazione del vaccino”? Per i fact checker questa dichiarazione non avrebbe valore sanitario, ma in realtà i vaccini non sono così sicuri nemmeno per Pfitzer stessa. Infatti in base ai documenti ottenuti attraverso un FOIA, Freedom of information act, rivolto alla FDA americana, nei documenti privati di Pfizer intitolati “5.3.6 CUMULATIVE ANALYSIS OF POST-AUTHORIZATION ADVERSE EVENT- REPORTS OF PF-07302048 (BNT162B2) RECEIVED THROUGH 28-FEB-2021” , redatti a un anno dalle prime somministrazioni, emergono come effetti avversi danni neurologici, infarti, paralisi, morte, ictus, embolie e molti altri. Inoltre, per quanto riguarda le donne in gravidanza, questi documenti registrano segnalazioni di aborti spontanei, morte in utero, morte perinatale e nascite premature. “Su un totale di appena 270 casi presi in esame (un numero assolutamente irrisorio rispetto ai dati Post Marketing, quindi in sostanza appena la punta dell’iceberg), si hanno 146 casi di blande reazioni avverse, e nei restanti 124 soggetti, casi di reazioni avverse gravi. Si consideri anche che sul numero dei casi totali presi in esame c’è anche da tener conto di 238 donne di cui non si conosce l’esito della gravidanza per ragioni sconosciute. Sul punto la dott. ssa Naomi Wolf , consulente politico di Al Gore e Bill Clinton durante i rispettivi mandati, già giornalista per The Nation, The New Republic, The Guardian e The Huffington Post – ( che per onor di cronaca ricordiamo essere stata bannata da twitter per le sue convinzioni antivaccini) – ha analizzato i documenti di Pfizer ed ha affermato che “sommando i dati del Dipartimento della Difesa americano a quelli di Pfizer si riscontra un aumento totale dell’80% per quel che riguarda le malformazioni fetali. Non importa essere medici per guardare questi dati e capire che siamo davanti ad una catastrofe, a nulla che sia nemmeno lontanamente considerabile normale. Erano i primi mesi della campagna e tutti i medici spingevano il vaccino sponsorizzando la sicurezza e l’efficacia dei sieri.” E ancora: “Le donne incinte non hanno mai partecipato ai Trial Clinici, ma solo alla somministrazione dopo approvazione condizionata. Quindi nessuno poteva dire loro che non avrebbe avuto problemi o effetti teratogeni sulla gravidanza”. (https://visionetv.it/dati-shock-di-pfizer-su-gravidanza-e-allattamento-continua-il-rilascio-dei-documenti/).

Risultati, questi della Pfitzer, che spiegherebbero a essere maliziosi, perché l’azienda farmaceutica aveva chiesto di fornirli solo tra 70 anni.

Ma torniamo agli effetti avversi. Recenti studi rilevano che “la vaccinazione al SARS-CoV-2 può provocare un’epatite dominante di cellule T CD8″ e specificano che il tempo dalla somministrazione del vaccino all’insorgenza dei sintomi varia da 4 giorni dopo la prima dose a 6 settimane dopo la seconda dose .” (Journal of Hepatology • 22/04/22)

Per il Journal of Immunological Resaearch la “sicurezza ed efficienza dei vaccini è messa in discussione da diversi fattori” quali :

  1. La comparsa delle varianti;
  2.  La mancanza di adeguati studi di farmacocinetica e farmacodinamica;
  3. L’incapacità di proteggere la mucosa orale dalle infezioni
  4. La diminuzione di anticorpi.

Ancora, in The Food and Chimical Toxicology, Sthefany Seneff direttore di ricerca al MIT di Boston scrive chiaramente che “La vaccinazione induce una profonda compromissione nella trasmissione del segnale dell’interferone-1, il che ha diverse conseguenze negative per la salute umana; (le modificazioni indotte dal vaccino) hanno potenzialmente un nesso causale con malattie neurodegenerative, miocardite, trombocitopenia immunitaria, paralisi, malattie del fegato, ridotta immunità adattativa, ridotta risposta al danno del Dna e sviluppo di tumori”.

– Ma non basta, uno studio pubblicato su Lancet della Prof.ssa Stabell –Benn afferma che dai dati monitorati il vaccino indicherebbero un sovrannumero di morti cardiovascolari nel gruppo Pfitzer, il che indica un potenziale pericolo del farmaco che meriterebbe ulteriori approfondimenti. E ancora, la prof.ssa Benn afferma anche che “i poteri” sono troppo protettivi nei confronti dei loro vaccini manipolando la stampa e la società in generale per far seguire la loro propaganda”.  Questo è un altro discorso molto serio che meriterà una trattazione a parte.

Ma riprendiamo. Per il Journal of Autoimmunity del 19/07/21 “Una vasta gamma di malattie autoimmuni in seguito alla vaccinazione COVID-19 e anti-SARS-CoV-2 viene sempre più segnalata.”

C’è, poi, lo studio pubblicato su Nature in cui gli scienziati rilevano un’impennata di arresti cardiaci nei giovani israeliani dopo il vaccino. La ricerca riporta per la precisione “che accresciuti tassi di vaccinazione nel rispettivo gruppo di età sono associati ad accresciuti numeri nei conteggi settimanali delle chiamate per arresti cardiaci e sindromi coronariche acute”. (https://www.nature.com/articles/s41598-022-10928-z#Sec14).

Lo studio pubblicato su The New England Journal of Medicine il 16.09.21 dal titolo Safety of bnt162b2 mRNA covid 19 vaccine in a nationowide setting afferma inoltre che

Lo studio pubblicato su The New England Journal of Medicine il 16.09.21 dal titolo Safety of bnt162b2 mRNA covid 19 vaccine in a nationowide settingafferma inoltre che “Il vaccino è stato associato con un eccesso di rischio di miocarditi (da uno a 5 eventi ogni 100,000 persone). Numeri che applicati alla popolazione italiana significherebbero che su 67 milioni di individui si sarebbero potrebbero registrare dalle 670 alle 3350 miocarditi ( 1 a 5) . E’ bene precisare che anche se le miocarditi non hanno avuto esito mortale comunque la malattia è seria e pregiudica per sempre la vita di una persona che dal quel momento ad esempio non potrà fare più sport.

Continuiamo. La Food and Chemical Toxicologicy, oltre a mettere in dubbio l’efficacia dei vaccini sottolinea: “l’inadeguatezza degli studi di fase I,II,II per valutare gli effetti a medio e lungo periodo dei vaccini genici a MRNA” e poi tra i vari problemi dei sieri, indica anche che  “la vaccinazione a mRNA può potenzialmente interrompere la comunicazione intracellulare effettuata dagli esosomi con conseguenze infiammatorie potenzialmente gravi”

E ancora sulla rivista ScienceDirect leggiamo: “Questi vaccini attivano la via dell’interferone come parte del loro meccanismo d’azione, sollevando preoccupazioni su potenziali problemi di sicurezza in pazienti predisposti a condizioni autoimmuni associate all’attivazione dell’interferone, inclusa l’epatite autoimmune.” (https://doi.org/10.1016/j.jaut.2021.102706).

La rivista Autorea è ancora più diretta rispetto ai danni da vaccino e scrive : “È stato dimostrato che questi disturbi hanno un nesso causale potenzialmente diretto con: malattie neurodegenerative, miocardite, trombocitopenia immunitaria, paralisi di Bell, malattie del fegato, ridotta immunità adattativa, aumento della tumorigenesi (cancerogenicità) e danno al DNA.” E conclude: “È un imperativo interrompere immediatamente la somministrazione mondiale delle vaccinazioni con mRNA fino a quando non saranno condotti ulteriori studi per determinare l’entità delle potenziali conseguenze patologiche delineate in questo documento.” “Non esageriamo nel dire che sono in gioco miliardi di vite. Chiediamo alle istituzioni sanitarie pubbliche di dimostrare, con prove, perché le questioni discusse in questo documento non siano rilevanti per la salute pubblica, o di riconoscere che lo siano e di agire di conseguenza.”

E potrei continuare ancora riportando molteplici studi, che vengono pubblicati quotidianamente sulle riviste specializzate. Mi limito aricordare ancora solo l’intervento di Thomas Renz, l’avvocato dei medici militari degli Stati Uniti, che ha presentato davanti ai membri del Congresso dati allarmanti circa l’impatto dei vaccini proprio sui militari americani. Tra gennaio e ottobre 2021, ha affermato Renz, i casi di infarto sono aumentati del 269% da 612 casi annuali a 1.650, la pericardite è aumentata del 175% da 589 casi annuali a 1.029, la miocardite è aumentata del 285% da 127 casi annuali a 363, le embolie polmonari del 467% da 746 casi annuali a 3.489. E non è tutto: l’infarto cerebrale è aumentato del 393%, la paresi facciale di Bell del 319%, la sindrome di Guillain-Barre del 250%, le immunodeficienze del 275%, l’irregolarità mestruale del 476%, le diagnosi di sclerosi multipla sono cresciute del 487%, le neoplasie del 296%, gli aborti spontanei del 306% mentre la VAIDS è aumentato del 590% da 454 casi annuali a 2.681 nei primi dieci mesi del 2021. Infine, il dolore toracico è aumentato del 1.529% da 4.892 casi annuali a 74.813 individui da inizio anno e le difficoltà respiratorie del 905% da 4.968 casi annuali a 44.990 da inizio anno.

A fronte di tutte queste dichiarazioni, molte e concordanti, in merito alla pericolosità dei vaccini, i governi stanno facendo finta di nulla, negando o comunque minimizzando e ridicolizzando l’impatto degli effetti avversi sulla popolazione.

E arriviamo adesso alla giurisprudenza. In linea con quanto scritto sin qui il 28 aprile 2022 è stata depositata nel Tribunale di Padova una sentenza firmata dal giudice Roberto Beghini, ne riporto alcuni passi: “La persona vaccinata che non si è sottoposta al tampone può essere ugualmente infetta e può quindi ugualmente infettare gli altri, la garanzia che la persona vaccinata non sia infetta è pari a zero”. Ciò premesso il giudice continua scrivendo che “l’obbligo vaccinale imposto ai lavoratori non appare idoneo a raggiungere lo scopo che si prefigge, quello cioè di preservare la salute degli ospiti.” Inoltre, il giudice ricorda alcuni dati:  il numero di contagi più elevato in assoluto dall’inizio della pandemia, pari a più 220.532 è stato registrato l’11 gennaio 2022.

Il Tar Lazio invece, che con cinque diversi decreti ha sancito che sospendere dalla retribuzione il dipendente non vaccinato costituisce grave pregiudizio, ha anche sollevato il problema della possibile illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale per determinate categorie di personale in regime d’impiego di diritto pubblico, e ha rinviato la questione alla Corte Costituzionale.

Il Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Siciliana con sentenza del 22.03.22 ha affermato che “il numero di eventi avversi, la inadeguatezza della farmacovigilanza passiva e attiva, il mancato coinvolgimento dei medici di famiglia nel triage pre-vaccinale e comunque la mancanza nella fase di triage di approfonditi accertamenti e persino di test di positività/negatività al Covid non consentono di ritenere soddisfatta, allo stadio attuale di sviluppo dei vaccini anti Covid e delle evidenze scientifiche, la condizione, posta dalla Corte costituzionale, di legittimità di un vaccino obbligatorio solo se, tra l’altro, si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili”.

E ancora, il Giudice del Lavoro di Padova ha rimesso alla Corte di Giustizia Europea la questione di legittimità dell’obbligo vaccinale per i sanitari. Insomma anche i giudici stanno notando che c’è qualcosa che non va in questi vaccini e nel loro modo di essere imposti.

Ora di fronte a tanti studi che sottolineano l’inefficacia e indicano i seri rischi se non la pericolosità dei vaccini, di fronte alle perplessità sollevate dai giudici, di fronte alla stessa ammissione di Biontech, che riporto ancora una volta per comodità:  “Non siamo sicuri di dimostrare sufficientemente l’efficacia e la sicurezza necessarie per ottenere l’approvazione del vaccino”, di fronte a tutto ciò, possibile che il Governo italiano continui a dichiarare sicuri senza alcun dubbio i vaccini e a insistere nella campagna vaccinale? Perché continua a parlare di quarte e quinte dosi? E ancora, cosa c’è dietro questo accanimento vaccinale, anche a fronte dell’esistenza delle cure precoci? Ricordo che dall’inizio della pandemia, il Governo ha imposto il protocollo a tachipirina e vigile attesa per la cura dei malati covid bandendo le cure precoci che già c’erano e già risultavano efficaci. Oggi tale efficacia è anche avvalorata oltre che dai guariti, da diversi studi tra cui quello pubblicato su Nature (https://www.nature.com/articles/s41598-022-10370-1).

Quello che sconcerta di fronte a tutto ciò è che lo Stato invece di assumere un atteggiamento guidato dal dubbio e dalla precauzione come la circostanza imporrebbe, anche in base ai riscontri degli effetti avversi e alle morti da vaccino, invece che tutelare la salute dei sani, continui in questa politica sanitaria allucinante addirittura perseguitando, togliendo il lavoro e lo stipendio a chi si rifiuta per motivi sacrosanti a sottoporsi alla vaccinazione. Inoltre ricordo che mentre la malattia covid era pericolosa per gli anziani e le persone fragili, la vaccinazione sta facendo danni alla popolazione giovane. E per quanti ritengono che sia impossibile che un farmaco nella complicità di case farmaceutiche e Stato venga commercializzato nonostante la pericolosità ricordo che non sarebbe la prima volta. Il talidomide infatti per una decina d’anni, tra gli anni 50 e 60, è stato messo in circolazione, grazie alle pressioni della casa farmaceutica e alla complicità dello Stato, senza gli studi prescritti per le legge sulle donne in gravidanza, cosa gravissima che ha avuto come conseguenza la nascita di bambini focomelici in più di 50 paesi al mondo. Bambini nati con malformazioni terribili. In Italia il talidomide fu ritirato nel ’62, ma anche negli anni successivi fu possibile trovarlo nelle farmacie, dove non ci fu alcun sequestro. Solo dopo 17 anni- è stato riconosciuto il nesso causale tra farmaco e malformazioni e ancora oggi non tutte le vittime hanno ricevuto il risarcimento dei danni, qui il link per chi volesse scoprire questa storia allucinante. Una storia che a quanto pare non ha insegnato molto e soprattutto non è rimasta viva nelle menti e tanto meno nei cuori dei medici che oggi hanno spinto le vaccinazioni senza pretendere maggiori certezze di sicurezza ed efficacia per tutelare davvero i propri pazienti. Rispetto ai medici ricordo anche che in passato hanno pubblicizzato il consumo di tabacco e sigarette adducendo che facesse bene alla salute di tutti, anche delle donne incinte e ne consigliavano decisamente il consumo e ciò sapendo che vi erano già studi che attestavano la pericolosità del tabacco per la salute umana. Oggi è notorio invece che “Il tabacco provoca più decessi di alcol, aids, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. Secondo i dati dell’OMS, il fumo di tabacco è la più grande minaccia per la salute e il primo fattore di rischio delle malattie croniche non trasmissibili a livello mondiale”. E ancora “In Italia si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti (il 20,6% del totale di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro (Tobacco Atlas sesta edi­zione). Per quanto riguarda i tumori, il tabacco è il fattore di rischio con maggiore impatto a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui (Fonte: Ministero della Salute ). Ma non solo, ancora oggi davanti a questi dati così agghiaccianti lo Stato, che tanto si accanisce contro chi non si vaccina togliendo loro pure lo stipendio, non ha mai pensato nemmeno minimamente di rendere illegittima la vendita di sigarette, sostanze chiaramente pericolose per la salute umana. Non è strano? Come mai? Cosa conta di più per lo Stato: la salute dei cittadini o i soldi che intasca, nel caso del tabacco, con le accise? Ricordo anche persone come  Duilio Poggiolini che fu direttore generale del servizio farmaceutico del ministero, meglio noto come “il re mida della Sanità“, che con il ministro della sanità di allora, Francesco De Lorenzo, ricevette una tangente da GlaxoSmithKline per un valore di 600 milioni di lire in cambio dell’obbligatorietà del vaccino Engerix B contro l’epatite B per i neonati. Ma questa è solo una delle tangenti che prese, la magistratura lo condannò in tutto per aver intascato almeno 20 tangenti. Quanto al ministro De Lorenzo invece fu coinvolto anche nello scandalo di Tangentopoli e condannato a 5 anni in via definitiva per associazione a delinquere finalizzata al finanziamento illecito ai partiti e corruzione in relazione a tangenti per un valore complessivo di circa nove miliardi di lire, in parte ottenute da industriali farmaceutici dal 1989 al 1992, durante il suo ministero.

Posto che la storia sia maestra di vita: siamo davvero sicuri che il Governo abbia operato  per il nostro bene? Siamo davvero sicuri che i medici abbiano agito in scienza e coscienza in questa storia dei vaccini, che siano stati prudenti e si siano fatti garanti della salute dei propri pazienti? Perché poi gli accordi tra Unione Europea e le case farmaceutiche produttrici dei vaccini contro il covid19 sono rimasti segreti? In nessuno di questi accordi c’è la possibilità di visionare i termini, le condizioni, i costi previsti e, nodo fondamentale, le modalità di produzione e distribuzione. Non abbiamo il diritto di sapere tutta la verità, prima di offrire il nostro corpo? Non abbiamo diritto alla trasparenza noi che mettiamo la nostra salute nelle loro mani? E ancora, perchè a fronte di una pandemia descritta in termini così tragici dalle autorità, i brevetti dei vaccini non sono stati liberalizzati? Perchè è stato possibile far lucrare delle aziende sulla salute in una situazione così difficile?

A pensare male si fa peccato era solito dire Giulio Andreotti ma aggiungeva, spesso si indovina.

Sospesa dall’insegnamento (perchè non vaccinata) il giorno in cui tutti i docenti compresi i non vaccinati potevano riprendere a lavorare. La storia di Silvia Massarelli…

Il 24 marzo il governo ha emanato l’ennesimo , si fa per dire abbiamo perso il conto in realtà, decreto, il 24/2022 con il quale ha confermato l’obbligo vaccinale per il personale scolastico fino al 15 giugno, ha abolito la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione lasciando la sanzione di 100€ per il personale non vaccinato. Ebbene in questo quadro fin qui chiaro , perché poi i nodi del decreto sono plurimi , c’è chi è stato sospeso proprio il 25 marzo in evidente contrasto con quanto stabilito dal decreto. Lei si chiama Silvia Massarelli è una docente al conservatorio Pollini di Padova nonché direttore d’orchestra con un percorso professionale brillante; è una donna tenace e battagliera. Come direttore d’orchestra di lei hanno scritto: “La sua bacchetta è di una perfetta chiarezza, sa farsi espressiva o autoritaria. Accuratamente esigente, nasconde una mano di ferro sotto un guanto di velluto”. Riuscirà a far suonare in modo intonato con la giustizia nelle aule del tribunale?

Alcuni cenni per comprendere meglio la situazione:

Per quanto riguarda la sospensione lo stesso sottosegretario al ministero dell’Istruzione Rossano Sasso, su Radio Capital ha così commentato il decreto legge: “Un docente viene sospeso quando compie un illecito penale o disciplinare. La mancata vaccinazione non rientra in nessuno dei due casi. I docenti non possono essere demansionati. Bisognerebbe mantenere almeno un minimo di serietà».

L’unione politica UCDL, Unione per le Cure, i Diritti e Le Libertà, in persona del Presidente Avv. Erich Grimaldi a seguito di segnalazioni e denunce di numerosi docenti discriminati ed emarginati a seguito dell’ultimo DL del 24 marzo 2022, ha inviato nota alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero della Salute, al Ministero dell’Istruzione, nonché alla Corte dei Conti per indagare su un probabile danno erariale. Nel comunicato che mi è arrivato si legge: ” L’art. 8 del DL 24 marzo 2022 prevedeva,  un rientro a scuola dei docenti non vaccinati con un inconcepibile demansionamento disciplinato dalla successiva circolare 620 del 28 marzo 2022 del Ministero dell’Istruzione. Il docente non vaccinato- continua il comunicato- veniva parificato al personale inidoneo con applicazione del CCNI del 25 giugno 2008, inidoneità da accertare ex artt. 2 e 3 da parte di una Commissione Medica di Verifica presso il MEF territorialmente competente che avrebbe dovuto rilasciare un referto ad hoc, prima di demansionarlo e discriminarlo con un aumento non retribuito a 36 ore. UCDL, dunque, ha posto diversi quesiti alle istituzioni preposte e ha rimarcato l’illegittimità del demansionamento con palese umiliazione, emarginazione e discriminazione dei docenti interessati, ubicati in aule isolate o covid, contestando l’omessa certificazione medica dell’inidoneità e rimarcando l’aspetto punitivo del provvedimento per quanto dichiarato anche dal Ministro della Salute Speranza che affermava: “Il puro e semplice rientro in classe avrebbe comportato un segnale altamente diseducativo”.

L’avv. Erich Grimaldi infine ha dichiarato: “Auspico che il Governo preveda emendamenti in sede di conversione del decreto che pongano fine a tale discriminatorio provvedimento restituendo dignità e decoro ai docenti che si rivolgeranno comunque all’autorità giudiziaria per la tutela dei loro diritti”. E ha concluso dicendo : “Abbiamo trasmesso la nota anche alla Corte dei Conti affinché indaghi sull’istruttoria e sulle relative forniture dei “banchi a rotelle”, in luogo di impianti di aerazione che potevano essere risolutivi, nonché sull’illegittimo provvedimento di demansionamento, che costerà al nostro paese circa 30 milioni di euro, nonostante la cessazione dello stato d’emergenza per sostituire i docenti non ancora vaccinati con evidente e probabile danno erariale”.

UCDL ha organizzato la manifestazione “insegniamo per non discriminare” che si è svolta il giorno 19 aprile 2022, innanzi al Ministero dell’Istruzione in Roma e una delegazione di docenti ha chiesto gli opportuni chiarimenti e un colloquio con il sottosegretario “per poter prevedere- ha detto Grimaldi- emendamenti in sede di conversione del decreto che possano restituire dignità e decoro a questi lavoratori”.

Chi è Silvia Massarelli: Direttore d’orchestra Prima donna direttore d’orchestra a vincere il “Grand Prix de direction d’orchestre” al Concorso Internazionale di Besançon (Presidente della giuria Manuel Rosenthal). Premio della critica al Concorso Prokofiev di San Pietroburgo e unica vincitrice del Concorso Robert Blot di Parigi, Silvia Massarelli ha studiato al Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma pianoforte composizione e direzione d’Orchestra per poi trasferirsi a Parigi dove si è laureata con il massimo dei voti all’unanimità della giuria al Conservatoire National Supérieur de Musique. Ha collaborato con direttori come M. W. Chung Laurent Petit-Girard e Cyril Diederich, e con musicisti di fama internazionale quali Michel Dalberto, Martin Spandenberg, clarinetto solo dei Muncher Philharmoniker, Claude Delangle e Jean-Yves Fourmeau, sax Solo dei Berliner Philharmoniker. Ha diretto prime assolute di numerosi compositori fra cui Jacqueline Fontyne, Edison Denisov, Lowell Liebermann, Eric Tanguy, Thierry Escaich, Lorenzo Palomo, Nicola Campogrande e partecipato al Nordic Days Musical Festival di Rejkiavik. E’ stata invitata da orchestre di grande prestigio fra le quali : New York Philharmonic,Wiener Kammer Orchester,Orchestre du Capitol de Toulouse, Orchestre des Concerts Lamourex, Orchestre Symphonique de Mulhouse, Orchestre Phylarmonique des Pays de la Loire, Orchestre Symphonique et Lyrique de Nancy, Orchestre Symphonique de Tours, Haendel Festspiele Orchester di Halle, Podlasie Opera and Philharmonic di Bialystok, Cyprus Symphony Orchestra, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. É regolarmente invitata a convegni e congressi sulla leadership, (straordinaria esperienza al Tribe Event – Comfort-zone Palacongressi di Rimini) e il suo percorso è apparso nel libro “Donne come noi” edito da Sperling & Kupfer che raccoglie le testimonianze di “100 donne italiane che hanno fatto cose eccezionali” Vincitrice assoluta del concorso nazionale per esami e titoli, è docente titolare della cattedra di Esercitazioni Orchestrali, disciplina che ha insegnato in vari conservatori di musica fra cui Santa Cecilia di Roma.

INTERVISTA integrale a Davide Ruggi- CEO “Innse-Berardi RU”

Mentre ero in ferie ho deciso di fare un viaggio virtuale a Mosca e sono andata a trovare un amico che vive lì dal 1988. Ve lo presento si chiama Davide Ruggi, è stato responsabile della Montedison fino al 2001 e oggi è CEO “Innse-Berardi RU”.

Con questa intervista volevo capire come stanno vivendo in Russia questo momento storico sia gli italiani che vivono lì – considerate che più di 700 aziende italiane operano in Russia- sia come stanno reagendo i russi alle sanzioni e al clima russofobo che si sta diffondendo a causa del conflitto in Ucraina che vede la Russia come stato aggressore.

ESTRATTO INTERVISTA a Davide Ruggi-CEO “Innse-Berardi RU”.

Mentre ero in ferie ho deciso di fare un viaggio virtuale a Mosca e sono andata a trovare un amico che vive lì dal 1988. Ve lo presento: si chiama Davide Ruggi, è stato responsabile della Montedison fino al 2001 e oggi ricopre il ruolo di CEO “Innse-Berardi RU”.

Questo è solo un estratto della lunga chiacchierata che ho fatto con Davide e con la quale ho cercato di capire come stanno vivendo in Russia questo momento storico sia gli italiani che vivono lì – considerate che più di 700 aziende italiane operano in Russia – che come stanno reagendo i russi alle sanzioni e al clima russofobo che si sta diffondendo a causa della loro azione militare in Ucraina.

 

(Stefano Benni, ed. Feltrinelli, 2017)

Lettura sinestesica

Pagine che scorrono tra le mani, acqua lunare che disseta e illumina la mente. L’immagine di copertina, una bellissima opera di Luca Ralli, afferra lo sguardo e ti catapulta nella dimensione di Prendiluna senza darti alternative e il viaggio inizia…

Il primo passo mosso in questo nuovo mondo creato da Stefano Benni scatena un suono nell’aria dove in trasparenza appaiono graffi musicali, è la voce di Davide Bowie: saranno le sue note a illuminare la lettura.

Consiglio di lettura.

Accompagnare la lettura con l’ascolto di Heathen di Davide Bowie. Per il palato invece si consigliano cipolline in agrodolce e champagne, per gli astemi centrifuga di melograno.

Motto: Leggere disseta.

ciò premesso…

Cos’è Prendiluna

Una favola ambientata ai giorni nostri, ma con la lucidità di tratteggiare la società attuale senza nascondere niente: nemmeno un manuale di sociologia, di psicologia e di politica insieme avrebbero potuto fare meglio.

Di cosa parla

E’ un libro che racconta l’oggi senza fare sconti a nessuno, del resto è evidente, il presente è una realtà dilaniata su molti fronti forse tutti ma Stefano Benni, usando la dimensione della favola, trova il modo, da una parte, di poter dire tutto dando al suo pensiero la forza di una libertà consapevole e amara, dall’altra, di recuperare il sogno e lasciar aperta la porta dell’impossibile. Una porta che semmai qualcuno è riuscito ad aprire non lo ha mai fatto con la ragione quanto piuttosto con una sana dose di follia.

Chi è Prendiluna

Ecco spiegato perché (forse) la protagonista, Prendiluna, da cui il titolo del libro, è una vecchia maestra strampalata in pensione alla quale viene affidata, da un gatto fantasma, la missione di salvare l’umanità, e gli altri due personaggi principali sono invece gli “ospiti” di un manicomio dal quale riusciranno però a scappare dando inizio, insieme alla maestra, alle vicende del racconto.

Gli altri personaggi

Altro dato che secondo me merita di essere portato in evidenza sono i nomi dei personaggi; non ne anticipo neanche uno, anche se confesso che nella versione precedente del post qualcuno l’avevo messo. Perché li ho tolti? Perché penso che in questo libro anche i nomi abbiano un ruolo e contribuiscano a dare forza a tutto il racconto, anticiparli quindi vorrebbe dire togliere qualcosa alla magia della prima lettura. E poi, i libri come i film, non andrebbero mai raccontati, né svelato il loro contenuto o se preferite il gergo moderno “spoilerati”. Ma, e qui non ci sono né dubbi, né opinioni contrastanti: i libri belli vanno raccomandati, questo sì, e io, Prendiluna lo raccomando con tutto il cuore: leggetelo è stupendo!

se ti è venuta voglia di leggerlo…  vai qui   per la musica qui

Per sapere quando ho incontrato Stefano Benni invece il posto giusto è qui –> Stefano Benni, Prendiluna ed io. 

Lettura sinestesica

Con “Quasi niente” siamo nella montagna di Corona e di Maieron, e la prima cosa da capire è che per affrontare ogni pagina ci vuole la giusta attrezzatura: moschettoni, chiodi, picozza, corde varie, per salire o per scendere, questo dipende sempre e solo dal punto di partenza che è fuori dal libro, di solito di fronte.

Un appiglio sicuro comunque, pagina dopo pagina, lo offre Luigi Maieron, perché riporta la narrazione sempre alla sua essenza, al suo fine. E lo fa anche là dove ricorda la saggezza montanara, cioè la capacità di guardare “sempre la vita dall’angolazione dell’essenzialità”. Ma cos’è l’essenzialità? È eliminare il superfluo, dice, andare subito alla sostanza, al cuore delle cose. La chiama saggezza montanara. Saggezza? Forse, di sicuro però, è un atteggiamento che ha il suo rovescio; andare direttamente all’essenza delle cose seguendo la linea retta, può avere cioè  l’effetto di una stilettata o di un bisturi e quando la mano non è quella di un chirurgo esperto, può fare molti danni. Questo il problema di alcune persone.

La sensazione leggendo questo libro è che le pagine, tornino alla loro essenza, sono di legno, alberi ancora vivi che coprono le montagne e ogni montagna non è che il pezzo di una storia dura, difficile, costellata dal dolore, dal fallimento, che può essere superato certo, ma solo vivendo.

Consiglio di lettura.

Porsi una domanda: di cosa ho bisogno per essere felice davvero?

Di cosa parla il libro

Racconta le storie degli ultimi, delle persone che hanno dovuto affrontare ostacoli duri e l’hanno fatto, a modo loro. Anche arrendendosi. Questo ‘Quasi niente’, è un libro che dedica le sue pagine alla sconfitta, al fallimento, ma che, secondo gli autori, hanno diritto comunque di essere ricordati, bisogna “lottare contro la dimenticanza” afferma Mauro Corona. E un passo che coglie il senso di tutto è il seguente:

“In realtà dobbiamo capire che nessuno è un fallito. Uno nasce, cresce e muore con quello che gli capita”.

Ditelo a chi vi giudica,  a chi fosse stato nei vostri panni.. e chissà…che fine avrebbe fatto…

Il fallimento è un’opera pia?

Questo è quello che alla fine afferma Corona, che tra le sue (troppe) citazioni, mette anche uella di  François de la Rochefoucauld: “nelle disgrazie dei nostri amici c’è sempre qualcosa che non ci dispiace affatto, perché noi non siamo buoni”. Il fallimento degli altri in altre parole ci renderebbe felici, e in quest’ottica, il fallimento, si trasforma in una vera e propria “opera pia”, un modo per fare del bene agli altri, “chi fallisce di fatto rende felice un sacco di persone”.

Punto dolente del libro

L’abbiamo già detto in apertura, con “Quasi niente” Mauro Corona e Luigi Maieron ci portano nelle loro montagne. Corona è uno strano scrittore dal carattere plasmato dalle vette su cui si arrampica, forse per cercare di risalire la sua anima e guardarla in faccia,  ha sì i modi semplici della gente di montagna, ma il suo pensiero sa avere anche la profondità vertiginosa dei precipizi che si incontrano nelle camminate più impegnative.

Tuttavia, e arrivo al punto,  in questo libro c’è troppa autoreferenzialità, troppe citazioni, troppo bisogno di dover dimostrare qualcosa. E ancora di confessarsi ma solo per autoassolversi: “sono stato un esibizionista , ma leale”, “ho interpretato Giuda per vent’anni la notte del Venerdì Santo durante la processione qui a Erto… tanto che ho continuato a tradire. Però ho la lealtà di confessaro” e ancora “Sono stato un lazzarone però bonario”. Insomma c’è tutto un universo di normalità, cioè di vanità, di tristezza, di vita che lui, Corona, si diverte a camuffare o a nascondere infilandola nei libri. Ma questo approccio, secondo me ha sminuito proprio quell’essenzialità che il libro vorrebbe invece esaltare.

Ps. Ma, se c’è da una parte Corona che tira la narrazione troppo su di sè e sulle citazioni che affollano le pagine, per fortuna c’è Maieron che la riporta alle storie narrate, a quel che sono, semplicemente. Quasi niente in realtà è tutto il resto.

Dietro le quinte del Teatro Verdi

Era la serata di chiusura di PordenoneLegge… eravamo Lui ed io, uno di fronte all’altra dietro le quinte del Teatro Verdi di Pordenone (si d’accordo non eravamo soli ma per me era come se lo fossimo).

teatro Verdi Pordeone

Stefano Benni

Io, con la consapevolezza di avere davanti a me uno scrittore magnifico, uno che fa vivere nella sua letteratura tutta la varietà che esiste in una lingua, riuscendo così a rappresentare la vita in tutte le sue sfumature con abilità chirurgica e dissacrante; e Lui, che pur concentrato nel dover entrare in scena davanti a un teatro stracolmo, a me, una tra le tante persone che incontra per lavoro, al momento donnina schermofila (per dovere), ha dedicato due parole e la dedica sul suo libro con modi semplici, spontanei e riflessivi.


Compaiono i personaggi

Poi è andato sul palco e proprio come parlava con me dietro le quinte, nello stesso modo, con la stessa naturalezza ha iniziato a parlare a non so quante persone. L’unica differenza, rispetto a quando era con me dietro le quinte, è stata che sul palco con lui, improvvisamente, sono comparsi tutti i personaggi di Prendiluna, sbucavano lentamente da dietro i drappi del teatro, lo sostenevano e guidavano nella lettura dei brani mentre, dall’altra parte, il pubblico ascoltava, rideva, si riconosceva, rifletteva.

 


IN COSA CREDE STEFANO BENNI

20170917_210417 (1)

 

Ma sul palco c’è stato anche spazio per alcuni racconti intimi, Stefano Benni infatti ha raccontato di quando gli hanno chiesto se era credente e lui ha risposto: “Io sono molto, molto, molto, credente. Io credo nella grandezza dell’universo, dei sentimenti, delle emozioni, credo nel dolore, nella sofferenza, credo nell’amicizia, credo nella Nutella. Credo in un sacco di cose.” Poi prende fiato e dice scandendo bene le parole: “N o n   c r e d o     p e r   n i e n t e   nelle religioni monoteiste specialmente quelle che usano le parole  E R E  S I A   E  I N F E D E L E.


Prendiluna, Stefano Benni , ed. Feltrinelli

Come è nata Prendiluna

Poi ha svelato a tutti di quando aveva deciso di non scrivere più romanzi, e ne era convinto, sino al giorno in cui ha ricevuto la mail di una studentessa straniera che gli ha scritto, con un italiano incerto, che avrebbe tanto voluto scrivere una tesi su di lui “perchè è ancora momentaneamente vivo”. La ragazza intendeva che posto che è vivo poteva fargli un sacco di domande, ma in realtà, ha spiegato Benni, quella frase ha espresso un concetto filosofico notevole e – ha detto – “mi ha ricordato che sono momentaneamente (ancora) vivo, e devo approfittarne”: da questa riflessione è nato “Prendiluna”.

 

E qui mi fermo. Le cose raccontate sul palco sono state tante, “l’incontro con l’autore” , come si dice, è stato meraviglioso, si è perso di sicuro qualcosa chi non ha potuto assistervi. Io ho cercato di raccontarne i tratti salienti tralasciando la lettura dei brani del libro perché o si ascoltano dall’autore e Benni  sul palco del Verdi di Pordenone è stato esilarante, o si legge il libro. per quanto riguarda quest’ultimo punto io l’ho letto e credo che lo rileggerò e rileggerò ancora…Se volete sapere perché continuate a leggere qui Prendiluna. 

Lettura sinestesica

Il muschio ricopre le pagine come un tempo faceva con le cortecce degli alberi. La sensazione mentre si legge è quella di avere qualcosa di vivo tra le mani, parole come corpi che si agitano in un bosco mentale, misterioso. Voltando le pagine si sprigionano gli odori del fango, del temporale, del tempo.

Il suono che tiene vigile il lettore è quello della nota sol che regge tutto il romanzo mentre i colori sono il verde bottiglia e il blu di prussia.

Consiglio per la lettura

Immergetevi in un luogo della mente. Immaginatevi seduti su un bel divano di quelli vissuti, con i bottoni che stringono la pelle, mentre guardate una vetrata ampia a quadrettoni che dà su un cortile ricco di vegetazione rampicante e strisciante. Sul tavolino basso di vetro davanti a voi c’è una ciotola bianca riempita con del cioccolato fondente alle nocciole, già tagliato a pezzi irregolari. In mano state reggendo uno di quei bicchieri rotondi molto panciuti riempito a un terzo da un cognac che profuma di fiori selvatici della zona del Fins Bois. Sul tavolino, in parte al cioccolato, c’è un libro, la copertina gialla attira la vostra attenzione, e notate che sopra vi sono disegnate tre pistole e una stilografica, nel titolo “Il fratello unico” c’è qualcosa che vi attira, allora lo afferrate,  lo aprite e improvvisamente vi troverete nel mondo di Saul ….

Saul Lovisoni: uno Sherlock Holmes dal fascino italiano. 

 Il fratello Unico” (ed. Mondadori) è il primo giallo pubblicato da Alberto Garlini, scrittore di romanzi di grande eleganza letteraria e curatore, insieme a Gian Mario Villalta e Valentina Gasparet, di Pordenone legge.

Il protagonista

Saul, è un uomo misterioso, estremamente intelligente e affascinante che nonostante una laurea ad Harvard, e per motivi che saranno tutti da scoprire, sceglie di fare il poliziotto. Ha la passione per la scrittura ma dopo la pubblicazione di un libro che avrà enorme successo perde l’amore della sua vita, e non riesce più ad andare avanti. Si ritira allora dalla vita per un po’ sino a che, sempre la vita con “le sue necessità”  lo richiamerà. Si reinventa, diventa detective, si trasferisce in un casolare in mezzo alla campagna nella bassa parmigiana e mette un annuncio: “Cerco una segretaria che sappia leggere, lavoro di investigazione e di archivio”. L’annuncio pare bizzarro ma appunto, pare.

La voce narrante

Margherita, una ragazza di ventisei anni, è la voce narrante. Saul e Margherita iniziano a lavorare al loro primo caso pochi giorni dopo l’assunzione di Margherita, quando una donna, appartenente a una famiglia molto benestante, unita intorno al padre malato, dà loro l’incarico di ritrovare il fratello quarantenne scomparso misteriosamente. I luoghi del racconto sono immersi in un paesaggio tardo-autunnale in cui la nebbia confonde ogni cosa e la vista deve lasciare spazio all’ascolto.

La musica

Il ritmo del libro si percepisce attraverso la musica che risuona tra le pagine: rock nel casolare, classica nel castello della famiglia. Poi c’è il fiume che tra le due abitazioni scorre e scandisce il tempo che definisce la distanza da un fratello scomparso ma anche la profondità del dolore di una madre che ha perso il figlio. Saul Lovisoni con un originale metodo investigativo che mette al centro l’analisi psicologica dei personaggi, alla fine risolve il caso tenendo l’attenzione e la curiosità del lettore sempre alta. Alberto Garlini, usando abilmente le tecniche narrative di cui è maestro, non perde l’occasione per fare l’occhiolino al lettore e indicargli uno strumento di grande utilità: quel “saper leggere” dell’annuncio infatti è uno strumento formidabile per comprendere i meccanismi della vita, e seguendo l’originale metodo investigativo di Saul ne possiamo carpire i segreti. Basta saper leggere appunto.

lo potete trovare qui Il fratello unico di Alberto Garlini

Tableau-inspiré-de-modigliani-483x600

Magritte, Van Gogh, Basquiat, Mondrian, Dalì, ovviamente sono tutti nomi di (alcuni) grandi pittori dell’arte moderna. Appartengono al gruppo dei migliori, i più conosciuti, i più amati, sacre divinità nell’olimpo della pittura e per questo intoccabili. Per un non addetto ai lavori cercare di comprenderne la tipicità, l’essenza della bravura è assai difficile. Nel web si girovaga da un sito all’altro alla ricerca di una chiave di lettura, un aiuto nell’interpretazione ma ci si ritrova a leggere sempre le stesse cose: sterili sequenze di parole, incapaci di trasmettere l’anima, la forza (o la debolezza) del pittore. Perché Renoir, ad esempio, è un pittore importante? Cos’hanno i suoi quadri in più? Cosa è stato capace di fare di diverso rispetto agli altri? Sono domande inutili?! Eppure Edouard Manet disse: “Renoir è un ragazzo senza talento. Ditegli, per favore di smettere di dipingere”. Questo è solo un caso, ma sicuramente ce ne sono altri anche in altri ambiti artistici. Aneddoti certo, ma che parlano di critica e opinioni diverse. Che fine fanno poi questi punti di vista personali? Perché quando un artista diventa “grande”, giudizi diversi su di lui sono una rarità? Quanti invece, sono i “grandi” artisti rimasti anonimi solo perché non incensati dalle giuste persone? O peggio ancora, morti poveri perché chi aveva il potere di farli emergere ha preferito aspettare pazientemente? La critica è strana, spesso, inutilmente feroce, specie con lo sconosciuto, ma ossequiosa e compiacente con chi è già stato piazzato sul piedistallo. Ecco perché, forse, meglio di milioni di parole sul web, di questi grandi artisti, ho imparato qualcosa in più proprio da chi di essi in fondo si è preso gioco. Mi riferisco a Philippe Wattez, in arte Lipphi, presentato nello Spazio d’Arte del vivaio Bejaflor di Portogruaro il 9 gennaio 2016. La mostra mi è piaciuta. Molto. L’artista ha avuto il coraggio di reinterpretare le opere dei grandi. Non si confronta con loro. Semplicemente li guarda con uno sguardo monello e li ridisegna con l’ironia dei bambini, con uno spirito dissacrante ma puro e di stima. «Il Modigliani» di Wattez in particolare è unico, stupendo. La donna col collo tipico della pittura di Modigliani non poteva essere più eloquente. Il collo di Lipphi non è dritto ma piegato, non troppo, il giusto per sfidare la gravità e l’anatomia sottolineando il rischio che si era preso il pittore italiano. Wattez dimostra un’ironia finissima capace di esaltare e far entrare nell’opera e nella personalità degli artisti, ma dichiarando con chiarezza e al contempo la propria personalità e il proprio carattere. Riesce ad usare la caratteristica dei grandi pittori per farla diventare anche voce, distinta, di se stesso. In questo processo artistico una stessa idea è sacra e dissacrata al contempo, e l’artista di ieri, musa ispiratrice di oggi, ne è totalmente complice.

Gli autori che hanno ispirato l’opera di Lipphi, sono: Frida Calo, Pollock, Basquiat, Mirò, Gauguin, Dalì, Modignani, Picasso, Haring, Warhol, Matisse, Mirò, Mondrian, Rothko, Bacon, Giacometti, Leger, Lichtenstein, De Chirico, Van Gogh, Magritte. Per vedere questi lavori pieni di energia c’è tempo fino a fine gennaio nello spazio arte del Vivaio Bejaflor a Portogruaro.

Marianna Maiorino

Riempiamoci gli occhi di arte, diamo nutrimento all’anima, ne gioveranno anche mente e corpo.