Ci sono guerre che finiscono nei libri di storia e guerre che non sono mai finite davvero.

Ho intervistato Luca Leone, giornalista, autore di “I bastardi di Sarajevo” (Infinito Edizioni). Un libro che denuncia l’esistenza di italiani che, nei fine settimana, andavano a uccidere per divertimento: bambini, donne, uomini, durante l’assedio di Sarajevo.

Fino al 2022 — anno in cui viene diffuso il documentario “Safari Sarajevo” di Milan Zupanic — l’esistenza dei “bastardi di Sarajevo” era liquidata come leggenda nera. Dopo quella data, i dubbi si sono fatti macigni: italiani capaci di tanta atrocità sono esistiti davvero. Ma resta la domanda più scomoda: chi erano? E perché nessuno ne ha mai parlato davvero? La mia inchiesta giornalistica su questa storia terribile è iniziata a luglio 2025. Se volete scoprire come ci sono arrivata aprite il seguente link https://mariannamaior.com/safari-sarajevo-caccia-alluomo-una-passione-diabolica/

Da febbraio 2026 ne scrivo su Il Fatto Quotidiano, portando alla luce piste rimaste troppo a lungo nell’ombra. In questa intervista con Luca Leone affrontiamo il lato più oscuro dell’assedio di Sarajevo.

La verità non sarà facile né trovarla né dimostrarla ma non possiamo restare in silenzio e tanto meno inermi. Io continuo a cercare. La storia non è ancora finita …

Allego due link: il primo è il mio intervento a il13 con il direttore Gigi di Meo in riferimento alla mia inchiesta sugli atroci Safari Umani.

➡️ https://www.facebook.com/share/v/1N5NtgrLbz/?mibextid=wwXIfr

Il secondo è la mia intervista a Lisa Clark volontaria dei beati costruttori di pace , organizzazione che ha operato nei Balcani dal 1991 al 1996.

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“In foto i bossoli dei mortai usati durante l’assedio di Sarajevo. Si trovano maggiormente sulle colline, mi hanno detto. Oggi li trovate nei negozi della città perché ci sono giovani artisti che lavorano i metalli, che li raccolgono e decorano. Trasformano contenitori di morte in contenitori di fiori, di vita. Cercano di trasformare quanto resta a testimoniare l’orrore nella speranza di trasformare anche il loro dolore in qualcosa di più accettabile. Forse è l’unico modo per loro di rielaborare l’orrore. Del resto, come si può vivere dopo aver subito tanta ferocia? Come si può continuare ad avere fiducia negli esseri umani dopo tutto quanto si è visto e vissuto?

Di certo, in tutto quello squallore umano che la guerra nei Balcani (ma non solo quella) ha fatto emergere, i cecchini ne sono una delle massime espressioni. I bastardi di Sarajevo, come li ha ben definiti il giornalista e scrittore Luca Leone già nel titolo del suo romanzo, oltre ad uccidere persone inermi e indifese mentre camminavano o erano nelle proprie abitazioni, impedivano anche agli altri di soccorrere i feriti. La loro tattica era infatti quella di sparare, colpire, ma senza uccidere al primo colpo. Perché? Perché sapevano che sarebbero arrivati i soccorsi e avrebbero avuto più bersagli. In questo modo le persone hanno dovuto rinunciare a soccorrere amici, parenti o semplicemente estranei a terra colpiti, bisognosi di aiuto.

Una delle peggiori specie di essere umano è proprio il cecchino, che colpisce gente disarmata e indifesa. Il cecchino tratta l’essere umano come “animale a due gambe”. Sarà un caso la maggior parte di loro sono cacciatori?

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