Ma lo sapevate che ci sono moltissime donne scrittrici già nell’800 e nei primi del ‘900 che raccontano la vita e le difficoltà delle donne di allora? perché si conoscono così poco per non dire niente? Perché le donne sono state raccontate con più successo dagli uomini (vd Anna Karenina e Madame Bovary tra le tante) ? 🚺🚺🚺Le risposte a queste e ad altre domande, ce la fornisce 🌺Valeria Palumbo, 🌺 giornalista e storica delle donne, 🌼 che ho intervistato prendendo come punto di riferimento il suo ultimo libro 🐞 “Non per me sola. La storia delle italiane attraverso i romanzi” 🐞ed. Laterza.

“Uomini è ora di giocare senza falli “ è il titolo dell’ultimo libro di Tiziana Ferrario nota giornalista del Tg 1 ed inviata in tante zone “ calde “ a causa di conflitti da lei poi documentati. La mia intervista andata in onda nel programma Momenti Particolari che conduco sul canale TV il13. Qui la prima parte .

Una puntata dedicata ai “Rebus di Leonardo” canzoni scritte dal grande genio e che per la prima volta sono state fatte ascoltare da una televisione, Il13. Interpreti dei brani Denis Biasin che ha suonato la fisarmonica di #Leonardo (di cui ce ne sono solo venti esemplari in tutto il mondo ) e Riccardo Pes talentuoso violoncellista che ha aiutato a presentare il progetto. La performance ha visto anche la partecipazione preziosa di #GiuliaPes che ha letto brani fondamentali per far comprendere lo spirito rinascimentale. Qui solo la prima parte. Nella seconda e terza, che trovate su you tube, potrete ascoltare e godere di una performance unica e rarissima. Buon ascolto!!

#leonardo#italy#art#milan#leonardodavinci#italia#florence#davinci#firenze#love#arte#travel#pordenone#musica#music#leo#acmilan#tuscany#nature#painting#sky#vinci#smile#riccardopes#denisbiasin#mariannamaior#rebus #mariobonoconto #MarilynMonroe #santantonioabate #Barbeano

Riprese-montaggio della puntata by Marianna Maiorino 🙂 negli studi di casa mia 🙂

La mia intervista (in esclusiva !!) 🦋a Kenneth Jacobsen, professore di diritto alla Temple University di Filadelfia e Roma, avvocato con incarichi internazionali, consigliere di #BillClinton⭐️durante la sua presidenza e che ha sostenuto la campagna elettorale di 🛑#JoeBiden, 🛑 di cui è intimo amico, occupandosi, tra le altre cose, anche delle cause avviate da Trump per sospetti brogli elettorali. 🔴 Jacobsen mi ha parlato di cosa è accaduto durante questa campagna, di come funzionano i voti per posta e ha svelato molti aneddoti privati su Biden.🌺Un grazie super speciale all’avv. Any Bortolussi, bravissima interprete!!!Ps. Questa è la prima parte, la seconda piena di rivelazioni su Biden, la trovate sul canale you tube de il13😉

JOE BIDEN

L’ultimo temporale estivo d’agosto

ha appena bagnato l’asfalto.

Vestita d’estate, sempre fuori tempo,

cammino con i piedi vestiti di sole

e i pensieri pieni di pioggia.

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Questo è uno dei video che ho fatto per Bukitaly. Ma posto che non mi piacciono le cose esclusive lo metto qui per tutti i sinestesici nella mente e soprattutto nel cuore .

Con il mio saggio “Il Canto dell’arcobaleno” ho partecipato al festival letterario BuKitaly che durava dal 20 al 29 giugno 2020 . Ebbene 🙂 finito il festival ho ricevuto questa mail : “BUONGIORNO, VI INFORMIAMO CHE IN BASE ALLA CLASSIFICA SOCIAL DELL’EVENTO LETTERARIO BUKITALY 2020, AVETE OTTENUTO IL PASS PER LA FINALE DELL’EVENTO LETTERARIO PREVISTO ALLA FIERA DELL’ORTO BOTANICO DI ROMA ” . 🙂 Felice!

Qui sotto uno dei video che avevo preparato per il festival, che si è tenuto ovviamente (uff) in versione online! Nel video parlo della prefazione, sapete già chi l’ha scritta?

Gli altri video li trovate nella mia pagina you tube!!

Per me è stato un esempio.
Lo guardavo e ascoltavo ammirata. Era passione pura. Amore per la musica aldilà di ogni limite o ostacolo. Lui suonava nonostante tutto, finché ha potuto suonare magistralmente, ha suonato.

Qui il mio ricordo

photo by mariannamaior

Io sono qui solo a metà, una parte di me è in una stanza a far servizi, montaggi, letture, cercare persone che aiutino a mettere a fuoco la situazione, mentre l’altra parte non c’è più. Notte tempo è finita in qualche decreto incerto. Bloccata tra i vari divieti, di lei, da allora, non so più niente a parte che mi manca.
Mi manca quando fa scorrere lo sguardo sulle vetrine mentre passeggio, e mi manca quando incrocia gli sguardi degli altri sia quelli che sorridono che quelli che scendono dall’alto in basso.
Mi manca quando stringe le mani per salutare e le maniglie che in realtà non ha mai toccato perché uso sempre il gomito per aprire le porte se non sono a casa mia.
Mi manca quando parla con le mani anche per mandare a quel paese il solito che si butta in autostrada dalla corsia di incanalamento senza darmi la precedenza.
Mi mancano anche tutti i suoi gesti quotidiani: prendere (o dimenticare a casa) la borsa dello sport, litigare con le chiavi della redazione che non indovino mai quella giusta. Mi manca quando vede i ragazzi entrare e uscire dal mio ufficio con le bottiglie d’acqua, e sentire quelle 10 volte al giorno ( vabbè sono un po’ meno) il direttore chiamare la moglie con il comando vocale: “Chiama Gloria amore grande”.
Mi manca quando mi faceva indossare i tacchi e poi pentirmene: la comodità è un’altra cosa.
Mi manca quando andavamo al cinema, adesso poi che lo pulivano pure.
E mi manca il vino bevuto al bar e i menù stropicciati dei ristoranti che girava e rigirava perché non so mai cosa mangiare.
E poi decreto dopo decreto adesso sono al punto che iniziano a mancarmi anche le cose che non faccio mai ma che sono già impellenti. Le camminate in montagna, con calma gustandomi ogni albero, fiore, filo d’erba; andare in giornata a Padova per vedere il Musme e il giardino botanico che è una vita che ci devo andare, dalla mia vita precedente quella di quando potevamo andare in stazione in mezzo ai pendolari e se uno tossiva senza coprirsi la bocca era solo un maleducato e non uno che metteva in pericolo la salute pubblica.
Mi manca aspettare in auto, ferma davanti alle strisce che gruppi di studenti che sembrano greggi con lo zaino attraversino la strada bloccandola per pochi minuti percepiti sempre come infiniti. Mi mancano gli incontri casuali e anche quelli causali perché da cosa nasce cosa e ci scappa che ci racconto una storia.
Mi mancano i concerti con la gente ammassata, quella che crea gli aerosol sì ma al ritmo della musica magari di James Blunt che ci dovevamo andare il 27 marzo.
E mi manca la gente ma quella nostra italiana disordinata e chiassosa che quando siamo all’estero ci riconosciamo dal volume delle chiacchiere al tavolo.
Queste file ordinate, lunghe, tutti distanziati, silenziosi, rispettosi, mi par di essere in un riformatorio. Se penso che c’è voluta una pandemia a metterci tutti in fila beh sai che vi dico forse era proprio bella quella indisciplina.

di Alberto Garlini

dalla mia libreria 😉

E’ l’ultimo libro che ho letto e ho realizzato un servizio video per Il13 che trovate qui .

Il testo del servizio lo riporto di seguito, ma con il video è più carino 😉

La foto del libro è estratta dalla mia libreria, accanto al fico ci sono alcuni degli altri romanzi dell’autore.. Ecco ora vi lascio leggere 🙂

“Il fico lo avevo trovato lì. Nessuna fatica per guadagnarlo. Lo vidi di notte, avvolto nel misterioso fenomeno della bruma, così raro nelle terre di Palestina”.

Questo l’incipit dell’ultimo romanzo di Alberto Garlini, “Il Fico di Betania”, che va ad arricchire il bosco degli scrittori, progetto editoriale di Aboca in cui gli alberi sono l’espediente per raccontare l’uomo e il mondo con la sensibilità di alcuni tra gli scrittori italiani più talentuosi.

Garlini con questo romanzo trasporta il lettore in Palestina ai tempi di Gesù Cristo. Il personaggio è però Simone figlio di Taddeo un uomo con un passato violento, nato a Gerusalemme “sotto l’ombra del tempio” un’ombra che come la notte e la misteriosa bruma dell’incipit, sono simboli che Garlini usa per creare più livelli di lettura e una profondità assoluta che conduce chi legge oltre il giudizio. E anche oltre il tempo perché la Palestina di allora può essere in realtà qualsiasi luogo del presente in cui ci sia un uomo che fa i conti con se stesso e i dubbi della propria esistenza.

La storia trae spunto dall’episodio narrato nei vangeli di Marco e Matteo in cui Gesù di Nazareth una notte, maledì un fico perché non aveva frutti da offrigli. Un gesto inspiegabile che stride violentemente con la natura divina del Cristo ma che Garlini invece rilegge, con il suo stile inconfondibile in cui sacro e profano sono incarnati uno nell’altro mostrando a chi legge un dio che non solo si è fatto uomo, ma in un attimo di fragilità, è diventato anche umano.

Le pagine del romanzo scorrono seguendo il racconto in prima persona di Simone che da affiliato alla setta degli zeloti confessa che uccideva solo per sfidare dio, poi la svolta: cambia vita, paese, nome sino a che una notte trova davanti a sé il fico e ricomincia una nuova vita.

Garlini parola dopo parola frantuma le strutture mentali umane e gli schieramenti creati dai giudizi, per illuminare ciò che resta: la sacralità dell’uomo e ne “Il fico di Betania” anche la fragilità di un dio.

Ps. Dello stesso autore in questo sito c’è anche la recensione SINESTESICA di un altro suo romanzo, un giallo, Il fratello unico, la trovate qui!!

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Scarpe di Marianna

Dio mio: tre ore in piedi coi tacchi! Appena tornata a casa le scarpe le ho inchiodate al muro, tutte e due.
Le userò come acquasantiere per lavare i peccati del mondo.
Primo fra tutti “il buffet senza sedie”. Seguito da “il Buffet senza superfici d’appoggio”.

Perché? Io alle 8 di sera quasi sempre muoio di fame e in genere anche di sete specie se c’è del buon vino e con tutto l’impegno che ci metto per essere una persona migliore non potrò mai, ma proprio mai, essere la dea Kali’, e non mi si può chiedere quindi di scegliere se bere o mangiare! E se una mano è impegnata a tenere in equilibrio il piatto mentre l’altra con destrezza infilza a forchettate il cibo nel piatto le due mani di cui sono dotata me le sono giocate. E come bevo? Nei casi super fortunati, quelli in cui riesco a trovare un cm per appoggiarci il bicchiere, dopo un nano secondo appaiono almeno altri 3 super fortunati, che piazzano i loro bicchieri nello stesso posto in equilibrio con il mio come quell’arte che si fa con le pietre e …non so più qual è il mio!

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Scarpa o acquasantiera?

E tornare a gettarsi nella folla per procacciarmi un altro bicchiere di vino è follia perché vorrebbe dire mollare il piatto e dove poi? …Una volta, lo ricordo come fosse ieri, una tremenda sete mi assali’ e così lasciai il piatto quasi pieno, avevo appena sbeccottato qua e là, lo appoggiai in un anfratto che credevo sicuro, ebbene quando tornai nel luogo dell’abbandono, uno stava mangiando nel mio piatto, mi guardo’ e mi disse: “non potevo mica mollare il bicchiere”.

Nel nome del PAdre e della MAdre


Malika Favre artista

L’alfabeto del Kamasutra di Malika Favre

Ci sono lettere che fanno l’amore e le parole a volte possono essere delle vere orge. Va be’ forse esagero, ma forse no ;-), ad ogni modo, vi garantisco che almeno due lettere in particolare, fanno davvero l’amore, a volte è solo sesso, ma sempre lo fanno per riprodursi. Vi spiego come.

La parola padre deriva dalla radice sanscrita , alla quale sono riconosciuti due significati: il primo ha a che fare con la purificazione tramite l’acqua, (bere per purificarsi), il secondo, invece, si riferisce all’effetto della purificazione, che è quello di preservare e proteggere. Bere acqua, lo sappiamo tutti, fa benissimo, anche perché ne siamo fatti a livello molecolare del 90%. Ma c’è anche un altro significato. Se pensiamo al sesso e alla riproduzione, il maschio produce ed emette sperma che il corpo della femmina accoglie (beve?!), nel ventre, e questo gesto permette e riassume il senso di quel “preservare” in riferimento alla conservazione della specie. Se consultiamo un qualunque dizionario, infatti come primo significato alla voce padre, leggiamo: “Uomo che ha generato uno o più figli”. Ma l’acqua è innanzitutto un simbolo femminile, del resto anche la femmina produce liquido organico nell’atto sessuale e il feto si sviluppa dentro il ventre materno, nel  liquido amniotico. Ci torneremo su questo punto. Ora consideriamo solo che anche madre è una parola che deriva dal sanscrito, la cui radice, mā, significa misurare, preparare e si riferisce all’azione formatrice del corpo del bambino.
Arriviamo adesso al punto. Consideriamo le due lettere P ed M, e provate a pronunciarle,…fatto? Cosa notate? Seguitemi. La P è una consonante sorda occlusiva, “essa viene generata mediante il blocco completo del flusso d’aria a livello della bocca, della faringe o della glottide, e il seguente rilascio rapido di questo blocco”, senza mettere in vibrazione alcun organo. In altre parole l’aria viene trattenuta ed espulsa, dalla bocca, proprio come quando si sputa.
La M, invece è una consonante sonora, nasale bilabiale; il suono viene articolato chiudendo le labbra e tenendole chiuse fino alla formazione della lettera, e le corde vocali vibrano durante l’articolazione del suono. Avete notato niente? La P si comporta come il maschio nell’atto sessuale e la M come la femmina. La prima emette, la seconda trattiene, e forma, trattenendo. Infatti la vibrazione, messa in moto dall’articolazione della M è la modulazione necessaria alla creazione… Se questo è un caso!

20170318_105943Cosa sono quindi le lettere? E cosa si nasconde nel linguaggio?
“Le lettere incise sulla pietra e poi nei libri, conservano nel loro cuore il segreto del loro potere”.
Ma non mi fermo qui le analisi continueranno… E’ restato in sospeso il discorso sull’acqua.

Marianna Maior

Cosa vedeva Jean Sibelius quando suonava o ascoltava la musica? E Kandinsky davvero sentiva i suoni dei colori? Quali sono i loro racconti? In questo video alcune risposte, mentre per i curiosi nel libro tutte le risposte 😉

Sabato 14 settembre sarò a Milano in Libreria Esoterica (per chi volesse venire si trova in Galleria Unione 1 e si inizia alle 17.30) Ovviamente porto con me il mio libro e parlerò di lui. Perché in una libreria esoterica? Lo dico nel video 😉 buon ascolto 🙂

Chi sono e cosa hanno scoperto? Lo dico qui

Ve lo spiffero in questo brevissimo video con sorpresa finale 😉

ps. guardate con le orecchie 🙂

Il canto dell’arcobaleno: la sinestesia sabato 
21 Settembre 2019 
ore 11:00 Convento di San Francesco, Saletta

marianna maiorino

Incontro con Marianna Maiorino.

Come sarebbe il nostro mondo se gli occhi potessero ascoltare e se le orecchie potessero vedere? Perché abbiamo cellule olfattive nel sangue, nel cuore e nei polmoni? Se potessimo avere percezioni sinestetiche con tutti i sensi, cambierebbe il nostro modo di valutare il mondo? Queste sono alcune domande che l’autrice si pone e alle quali cerca di dare una risposta con questo saggio dedicato alla sinestesia, una capacità sensoriale che caratterizza il 4% della popolazione…

IL CANTO DELL’ARCOBALENO: LA SINESTESIA

ore 18,00 in sala Teresina Degan , biblioteca civica- Pordenone

Cosa hanno in comune Jimy Hendrix, Vincent Van Gogh e Nicola Tesla?
Come sarebbe il nostro mondo se gli occhi potessero ascoltare e se le orecchie potessero vedere? Perché abbiamo cellule olfattive nel sangue, nel cuore e nei polmoni? Se potessimo avere percezioni sinestetiche con tutti i sensi, cambierebbe il nostro modo di valutare il mondo? E se dall’attivazione dalla percezione sinestetica arrivassimo a scoprire che alcune forme di percezione, per il momento riconosciute solo agli animali, come la capacità di rilevare i campi elettrici o i campi magnetici, fossero proprie anche dell’essere umano ma ancora dormienti? E ancora, perché Pitagora, Aristotele, l’Arcimboldi, Leonardo da Vinci, Schopenhauer, Goethe, Castel, Kant, Eulero, Rol, Helena Blavatsky, Luigi Veronesi, e molti altri ancora hanno dedicato gran parte delle loro riflessioni a esplorare colore e suono, sia separatamente che insieme? C’è forse qualcosa dentro di noi che brama di essere scoperto e ci spinge in tutti i modi a indagare il mondo delle percezioni, per essere trovato? Queste sono alcune domande che l’autrice si pone e alle quali cerca di dare una risposta con questo saggio dedicato alla sinestesia, una capacità sensoriale che caratterizza il 4% della popolazione…

Incontro con l’autore

 1 marzo 2017, ore 18.30, Villa Ronzani, Gruaro (VE)

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Alberto Garlini

presenta per la prima volta il suo ultimo libro, un giallo che vede come protagonista Saul Lovisoni … nella Bassa Parmigiana tutti lo conoscono: di famiglia ricchissima, una laurea a Harvard in Diritto internazionale, per anni ha fatto il poliziotto. Dopo aver risolto brillantemente alcuni casi, ha scritto un romanzo giallo da un milione di copie, un successo che gli ha portato solo guai… per esempio gli ha fatto perdere il grande amore della sua vita. Ora è un investigatore privato d’eccezione, capace di ricostruire con precisione e sensibilità il romanzo esistenziale che ha condotto a un delitto. Ed è ciò che fa quando una delle famiglie più in vista della città denuncia la scomparsa di Bernardo, quarantenne innocuo, succube prima del padre e poi di due sorelle molto volitive. Cosa c’entra la sua sparizione improvvisa con la morte misteriosa di un bambino e una speculazione edilizia che la famiglia sta per intraprendere? Saul, affiancato da Margherita, assistente stramba ma assai perspicace, ha intenzione di scoprirlo al più presto.

note sull’autore

Alberto Garlini è nato a Parma nel 1969 è scrittore e poeta italiano, curatore del festival letterario Pordenonelegge.it.

Ha pubblicato opere di poesia e narrativa, alcune delle quali tradotte anche in Paesi Bassi e Francia.

Opere:

  • Una timida santità, Sironi Editore, 2002
  • Fútbol Bailado, Sironi, 2004 e Christian Bourgois, 2008 (in lingua francese)
  • Tutto il mondo ha voglia di ballare, Mondadori, 2007
  • La legge dell’odio, Einaudi Stile Libero, 2012 tradotto in: De Bezige Bij (in lingua olandese) e  “Les noirs et les rouges” (in lingua francese)  ed. Gallimard.
  • Piani di Vita, Marsilio, 2015;
  • Il Fratello Unico, ed. Mondadori, 2017.


La gioia di vivere, 1905- Matisse

La gioia di vivere, 1905- Matisse

E’ una delle parole più belle che ci siano. Già il solo pronunciarla ti cambia l’umore. Innanzitutto ti riempie la bocca; come un cibo ricco e appagante ti nutre di sé stessa e infine ti lascia con quel dittongo “ia” che ti obbliga a sorridere. La parola è uscita dalle tue labbra ma ti è rimasto dentro tutto il nutrimento, il suo concetto, che si manifesta nel sorriso.

Cos’è la gioia?

E’ uno stato d’animo in qualche modo imparentato con la felicità. Ma non è mai effimera, ha sempre una certa durata e la riconosci perché produce un piacere intenso al corpo e alla mente. La senti espandersi dentro, dal cuore raggiunge le estremità più lontane e non solo del tuo corpo, hai la sensazione infatti di essere più grande, anzi enorme e di inondare l’etere con la tua essenza. Quando sei pervaso dalla gioia non riesci a stare fermo e devi, correre, saltare, abbracciare e condividere quello che provi con chi ti è accanto. Le labbra non c’è verso che restino chiuse, si aprono eccome, in un largo sorriso che coinvolge tutto il viso, e, chi guarda dall’esterno spesso nota che : “ ti ridono anche le orecchie!” Ed è vero, è proprio così. E poi sei più bello/a, più simpatica e hai una luce speciale che ti circonda, che coinvolge e contagia tutti. Nella gioia diventiamo fabbriche potentissime di adrenalina, noradrenalina, beta-endorfina e l’encefalina, ma anche di ossitocina e vasopressina. Che potenza questa gioia! Un sentimento veramente eccezionale, capace di alleggerire all’improvviso tutti i pesi che portiamo…almeno per un po’.  Ma cosa fa scatenare in noi tanta potenza?

Tu, quando provi gioia?

Marianna Maior

letture consigliate:

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-rivoluzione-del-cervello-libro.php?pn=5772

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__ricette-per-la-gioia-libro.php?pn=5772


 


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Madre Terra (autore sconosciuto, anche per la foto)

“Vita” è la prima parola per una questione logica. “Vita” è l’energia che anima ogni corpo vivente, animale, vegetale e minerale. Tutto vive. Tutto pulsa, tutto è in costante movimento: tutto è vita. Se in me non ci fosse vita io non potrei scrivere qui davanti al mio pc. Senza la vita in realtà, non ci sarebbe proprio niente da scrivere, da dire, da vedere… Nulla di cui parlare, nulla da pensare. Vita  è la conditio sine qua non.

Siamo vivi e quindi respiriamo, mangiamo, beviamo… innanzitutto per vivere. Poi scriviamo, amiamo, corriamo, camminiamo, viaggiamo, cantiamo … per dare un colore alla vita che altrimenti sarebbe apatia o movimento senza senso.
Perchè vita? Perchè è azione, forza, fluidità, morbidezza, pienezza, contro l’inerzia, l’immobilità, la rigidità. Contro la morte.

Tuttavia non è così semplice: una definizione che stabilisca cosa sia la vita non è stata ancora trovata e nessuno, né scienziato , né filosofo, ad oggi, è stato capace di dirci davvero cosa sia. Forse basterà pensare che è un’energia di cui non conosciamo né l’origine, né la fine, né il perchè. Già. Perché viviamo? Perché siamo qui in questi corpi, fatti in questo modo insieme ad altri animali fatti in modi diversi? Perché siamo circondati da piante, sassi e rocce e terra e aria e acqua? Perché viviamo sospesi, attaccati a una sfera in mezzo allo spazio infinito? Ma chi ha detto che è infinito, poi? E se fossimo solo noi talmente piccoli da non vederne i limiti?

La vita è la forza più potente e più sconosciuta. La vita è il mistero più grande con cui l’uomo deve vivere. Eppur vi gioca senza timore alcuno fino a modificarla e distruggerla.
Eppur, la vita è tutto quello che abbiamo. E vivere è forse l’unico modo per scoprirne il senso o forse ne è il senso stesso.
Di certo, la vita è il punto di partenza di ogni cosa e anch’io l’ho scelta come prima parola.
Quindi, innanzitutto: vita!

Marianna Maior ©

Letture consigliate:

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-anno-migliore-della-tua-vita.php?pn=5772

http://www.lescienze.it/news/2013/12/07/news/definizione_vita_non_soddisfacente_non_esiste-1920964/

https://it.wikipedia.org/wiki/Vita